Leonardo Da Vinci e Milano

17 Dic 2021 | Blog | 0 commenti

Leonardo Da Vinci… che dire! Un personaggio difficile da descrivere. Artista? Scienziato? Inventore? GENIO? Nessuna di queste parole basterebbe. Sicuramente è un vanto per tutti noi. Per questo abbiamo deciso di celebrarlo attraverso Omnia, un gioco di carte interamente basato sulla sua vita e sulle sue opere. E non è un caso che l’autore e l’illustratrice siano di Milano, città fondamentale per l’opera di Leonardo. Scopriamo la sua vita e le opere che lo hanno legato per sempre alla città meneghina.

Vita in breve

La nascita e la fanciullezza

Leonardo Da Vinci nasce ad Anchiano, vicino a Vinci, il 15 aprile del 1452. È il figlio illegittimo del notaio ser Piero, di Vinci, e Caterina di Meo Lippi, giovane del luogo di umili origini. I genitori non si sposarono mai fra loro e Leonardo ebbe numerosi fratellastri e sorellastre sia da parte di padre sia da parte di madre.

Nonostante si trattasse di un figlio illegittimo, il bambino fu accolto con gioia. Celebre è infatti l’annotazione del nonno paterno Antonio, anch’egli notaio, nella quale racconta della nascita del nipote e del suo battesimo. Inoltre, sempre il nonno, testimoniò come Leonardo vivesse nella casa paterna nella dichiarazione del catasto di Vinci del 1457 e lo inserì nel testamento.

L’istruzione di Leonardo, disordinata e discontinua, avvenne in campagna nella casa paterna, da parte del nonno, dello zio e del prete che lo aveva battezzato. Fu in questo periodo che Leonardo imparò a scrivere con la sinistra e in maniera speculare.

A bottega dal Verrocchio

Nel 1469 la famiglia si trasferì a Firenze, dove il padre era divenuto notaio della Signoria fiorentina. Ormai chiaro l’interesse (e il talento) di Leonardo per il disegno, il padre lo mandò a bottega da Andrea del Verrocchio, che dirigeva una delle botteghe più importanti di Firenze dell’epoca. Oltre a Leonardo, la bottega sfornò talenti quali Sandro Botticelli, Perugino e Domenico Ghirlandaio.

Si sa che nel 1471 Leonardo partecipò al completamento di un angelo nel Battesimo di Cristo realizzato nella bottega del Verrocchio, che nel 1472 fosse già iscritto alla Compagnia dei Pittori e che la sua prima opera nota, il disegno del Paesaggio con fiume, risale al 1473. Il suo primo dipinto è invece del 1475, l’Annunciazione.

Nel 1476 era di certo ancora sotto la guida del Verrocchio: lo si evince dall’accusa di sodomia che ricevettero Leonardo e altri allievi della bottega, accusa dalla quale furono prosciolti.

Due anni dopo, Leonardo aprì la propria bottega a Firenze e da lì cominciarono le prime commissioni autonome, come la pala dell’altare della cappella nel Palazzo della Signoria e dell’altare di Palazzo Vecchio e l’Adorazione dei Magi, mai terminata.

Nel 1480 entrò nella cerchia di Lorenzo il Magnifico, che lo inviò due anni dopo alla corte di Ludovico Sforza.

Leonardo Da Vinci a Milano (1482-1499)

L’arrivo a Milano

Leonardo arrivò a Milano fra la primavera e l’estate del 1482, mandato da Lorenzo il Magnifico in veste di ambasciatore del predominio artistico e culturale di Firenze. Al duca di Milano, Leonardo portò in omaggio una lira d’argento a forma di testa di cavallo costruita da lui. Casualmente c’era anche una gara musicale alla corte sforzesca e con la sua lira Leonardo asfaltò tutti. Perché, ovviamente, Leonardo era anche un ottimo musicista. Ci sorprendiamo ancora?

Ambasciatore o no, Leonardo aveva tutte le intenzioni di restare a Milano. La città meneghina era all’epoca centro di una regione produttiva e in fermento, impiegata in continue campagne militari per le quali necessitava sempre di novità scientifiche e tecnologiche. Leonardo si era già premurato di inviare una lettera di impiego in cui illustrava i suoi progetti di ingegneria, militari, di idraulica, di architettura e solo come ultime delle opere di pittura e scultura, per i tempi di pace. Che fai, non vuoi omaggiare il padre del tuo possibile mecenate con un cavallo di bronzo?

Anche se sembra che inizialmente il suo curriculum ante litteram fosse stato accolto freddamente e i primi mesi abbiano richiesto un notevole adattamento anche dal punto di vista linguistico, Leonardo rimase a Milano per quasi vent’anni, i più prolifici della sua carriera.

Le prime commissioni

Inizialmente dimorò presso la casa dei fratelli pittori Evangelista e Giovanni Ambrogio de Predis, grazie ai quali probabilmente ottenne la prima commissione nel 1483. E qua inizia un elenco di opere che conosciamo tutti.

La prima commissione fu una pala d’altare tripartita per la cappella della Confraternita dell’Immaccolata Concezione. Il contratto prevedeva uno scomparto centrale rappresentante la Madonna col Bambino sovrastati da Dio, con due profeti e quattro angeli cantori e musicanti nelle pale laterali eseguiti dai fratelli de Predis, il tutto in pieno stile gotico. Leonardo fece tutt’altro. Dipinse sì la Madonna col Bambino, ma con un giovanissimo San Giovanni Battista e un angelo circondati col paesaggio roccioso, in allusione all’Immaccolata concezione. E fu così che nacque la celeberrima Vergine delle rocce. Il contratto con la Confraternita. però. non fu privo di patemi: tra gli artisti e la confraternita nacque una controversia, probabilmente legata al compenso, che si concluse solo nel 1506, quando ormai Leonardo era tornato a Firenze. Nel frattempo aveva persino realizzato una nuova versione del dipinto, destinata a sostituire quella originaria.

Nel 1485 gli fu commissionata una natività da parte del Re di Ungheria e, nello stesso periodo, entrato a tutti gli effetti nella cerchia di Ludovico il Moro, Leonardo lavorò come scenografo, ingegnere militare e consulente per problemi di architettura e riuscì ad approfondire e realizzare nuovi studi scientifici. Inizia in questo periodo a lasciare segni ancora visibili su Milano: realizzò infatti alcuni sofisticati sistemi d’irrigazione, di cui troviamo ancora traccia nella Conca dell’Incoronata e nelle Porte vinciane ai Navigli.

Le nozze di Gian Galeazzo Maria Sforza e Isabella d’Aragona

Nei primi mesi del 1489, Leonardo si occupò a Castello Sforzesco dei preparativi per la celebrazione delle nozze del nipote di Ludovico, Gian Galeazzo Maria Sforza, con Isabella d’Aragona, che però fu rimandata all’anno successivo a causa della morte della madre della sposa.

Leonardo ne approfittò per riprendere il progetto con cui si era presentato: il monumento equestre in onore di Francesco Sforza. Si impegnò per mesi nello studio dei cavalli, studiandone l’anatomia e i movimenti, ma le nozze Sforza-Aragona incombevano di nuovo e fu costretto a sospendere gli studi. Tentò a più riprese di concluderlo, ma il monumento non fu mai realizzato da Leonardo. Tuttavia se ne può ammirare una copia della scultrice Nina Akamu di fronte al Parco dell’Ippodromo di Milano.

Per le nozze, Leonardo studiò nei minimi dettagli tutti gli aspetti la celebre Festa del Paradiso, una suntuosa messa in scena di canto, ballo, musica, suoni e giochi di luce sullo sfondo di una rappresentazione della volta celeste. Questo cielo, influenzato dalle sacre rappresentazioni fiorentine, era incorniciato dai sette pianeti del sistema solare e dalle dodici costellazioni dello zodiaco in movimento. La messinscena fu talmente strabiliante che restò a lungo viva nella memoria dei contemporanei.

Importanti commissioni

Questo è anche un periodo di numerosi ritratti, tra i quali figurano la Dama con l’ermellino (1489), la Belle Ferronière (1490-1495), la Madonna Litta (1490) e il Salvator Mundi (1499), ma soprattutto Leonardo ricevette dai frati domenicani di Santa Maria delle Grazie la commissione delle commissioni: L’ultima cena (1495-1498). Si trattava di un affresco per il refettorio del Convento, tecnica non particolarmente amata da Leonardo, il cui modus operandi era costellato da continui ripensamenti e aggiustamenti che mal si sposavano con la rapidità di realizzazione necessaria per l’affresco. Leonardo sperimentò una tecnica a tempera e olio applicata su due strati di intonaco, utilissima per il suo modo di lavorare ma pessima per la conservazione dell’opera.

Anche questa volta rivisitò il tema in maniera originale: non rappresentò Giuda separato da Gesù e dagli Apostoli come di consueto, ma seduto in mezzo nel momento della fatidica rivelazione del tradimento da parte di uno dei presenti. L’opera, insieme al Convento, è stata dichiarata patrimonio UNESCO ed è visibile dal pubblico all’interno del percorso del Museo del Cenacolo Vinciano.

Quando chiuse i lavori sul Cenacolo, Leonardo ricevette da parte di Ludovico una vigna di 16 pertiche presso il convento di Santa Maria delle Grazie, oggi custodita all’interno della Casa degli Atellani. Molto affezionato a quei filari, Leonardo li affittò al padre del suo allievo prediletto, Gian Giacomo Caprotti, detto il Salaì, prima di fuggire da Milano.

Sul finire del soggiorno meneghino

Tra il 1497 e il 1499, Leonardo decorò la Sala delle Asse di Castello Sforzesco, un’ampia sala situata al piano terra del torrione nord-orientale. Il nome è dovuto alle assi di legno che ne rivestivano le pareti per rendere il locale più caldo e accogliente. L’ambiente era probabilmente una sala di rappresentanza e Leonardo vi dipinse una serie di affreschi vegetali e di gelsi (morus in latino, in onore di Ludovico) che creano un pergolato e nei quali si intrecciano gli stemmi delle famiglie Sforza ed Este, con cui gli Sforza si erano legati nel 1491 attraverso il matrimonio di Ludovico con Beatrice d’Este. L’opera, scialbata nei secoli successivi, rivide la luce nell’Ottocento grazie alle ricerche di Luca Beltrami e Paul Müller. Al momento chiusa per opere di restauro, è solitamente visibile visitando Castello Sforzesco.

La Sala delle Asse non è l’unica traccia di Leonardo che possiamo trovare all’interno di Castello Sforzesco: vi è infatti conservato anche il Codice Trivulziano, celebre raccolta di suoi disegni e scritti. Se invece voleste ammirare il Codice Atlantico, dovete visitare la Pinacoteca Ambrosiana.

Fuga, periodo errabondo e secondo soggiorno milanese

Nel 1499 l’esercito di Luigi XII conquistò Milano e catturò Ludovico il Moro. Leonardo allora abbandonò la città qualche mese dopo la conquista francese e a quasi cinquant’anni dovette cercarsi un nuovo mecenate. Peregrinò per qualche anno attraverso Mantova, Venezia, Firenze e Roma, periodo nel quale dipinse la Gioconda. Tra il 1502 e il 1503 fu ingegnere militare per Cesare Borgia, per il quale si mosse tra Urbino e le città romagnole. Nel 1506 tornò a Milano su richiesta di Charles d’Amboise e dal 1508 al 1513 su richiesta di Luigi XII.

A Roma, in Francia e la morte

Il ritorno di Massimiliano Sforza a Milano nel 1512 costrinse Leonardo a rifugiarsi a Vaprio presso il discepolo Francesco Melzi. Nel 1513 Giuliano de’ Medici lo chiamò a Roma, ma il rapporto coi Medici non fu fruttuoso: fu escluso dalle grandi opere del tempo (San Pietro e la decorazione del Vaticano), gli fu sottratto il De vocie e fu ostacolato nelle sue ricerche di anatomia.

I rapporti con la Francia, però, non si erano mai interrotti e nel 1517 accolse l’invito di Francesco I in qualità di premier peintre, architecte et mechanicien du roi, ruolo grazie al quale percepiva una pensione annua e poteva alloggiare nel castello di Cloux adAmboise. Leonardo si portò con sé alcuni quadri, volumi di appunti e si dedico agli studi di anatomia, all’architettura e ad apparati per le feste.

Il 29 aprile 1519 Leonardo fece testamento, lasciando tra le altre cose i suoi manoscritti a Francesco Melzi e morì tre giorni dopo, il 2 maggio 1519, a Saint-Germain-en-Laye.

Scopri di più

Qui abbiamo raccontato principalmente il primo soggiorno milanese di Leonardo, ma Omnia tratta la sua vita dal primo vagito alla sua morte, citando non solo le sue opere principali, ma anche i grandi personaggi che incontra sul suo cammino, le sue invenzioni e le città per cui è passato.

Se invece ti interessano solo le sue invenzioni, a Milano esiste il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci. Presente dal 1953, espone circa 170 opere del sommo genio. Le Gallerie Leonardo Da Vinci costituiscono la più grande esibizione globale dedicata all’artista toscano.

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