Tesino – Primiero

26 Set 2024 | Scuole-Trentino

L’Altopiano del Tesino, conosciuto anche come Conca del Tesino, Valle del Tesino o semplicemente Tesino (Tasìn in dialetto locale) è un altopiano del Trentino-Alto Adige, nella zona orientale della Provincia Autonoma di Trento, al confine con il Veneto (precisamente con la provincia di Belluno).

Secondo la Suddivisione Orografica Internazionale delle Alpi fa parte della Sezione alpina delle Dolomiti, nelle Alpi Sud-orientali.

Il Primiero è invece una delle quindici comunità di valle del Trentino. La Comunità di Valle è un ente pubblico locale – previsto dalla Provincia di Trento – individuato come livello istituzionale adeguato per l’esercizio di importanti funzioni amministrative. La Comunità è costituita dai Comuni di Canal San Bovo, Imer, Mezzano, Sagron Mis e Primiero San Martino di Castrozza. Insieme alla Comun General de Fascia (ovvero la val di Fassa) è la più orientale della Provincia ed è a stretto contatto con il territorio bellunese, dal quale riceve molte influenze dialettali. Situato ai piedi delle Dolomiti e attraversato dal torrente Cismon, il Primiero è racchiuso da tutte le direzioni da imponenti gruppi montuosi: a nord-est le Pale di San Martino, a nord-ovest il Lagorai e a sud le vette feltrine. Oggi è una nota meta turistica ed è erede di una forte tradizione agro-montana tra allevamento e agricoltura: campi di granoturco e orti nel fondovalle, prati per la fienagione e patate a mezza montagna e pascoli alpestri in alta quota. A tutto ciò, da aggiungersi una spiccata vocazione per le produzioni casearie e il bosco, importante per il legname sia da opera che da legna.

Monumenti locali o altri luoghi, speciali da diversi punti di vista

Museo Casa de Gasperi

Il museo si trova a Pieve Tesino nella casa dove lo statista nacque il 3 aprile 1881, in centro al paese di Pieve Tesino. L’edificio intende far conoscere al visitatore la vita e l’opera di uno dei padri dell’Europa e documenta le radici di De Gasperi e il suo legame, mai cessato, con questa zona del Trentino. Il percorso espositivo è organizzato come un itinerario di scoperta, che fornisce al visitatore molteplici stimoli in particolare attraverso le potenzialità offerte dalla multimedialità. Il primo livello del percorso è essenzialmente evocativo, mentre il secondo, informativo, rende disponibile un grande patrimonio di fonti relative al personaggio ed ai contesti storici nei quali si svolse la sua vicenda biografica.

Giardino d’Europa

Si trova a Pieve Tesino. Il Giardino è un omaggio ad Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Unione europea ed è un simbolo dell’Europa unita. Con la sua forma ad anfiteatro ricorda il Parlamento e il teatro classico al contempo, entrambi luoghi vocati alla partecipazione e alla cittadinanza. L’ideale di un’Europa unita e democratica è stato il grande sogno di De Gasperi. In un suo celebre discorso dal titolo “La nostra patria Europa” lo statista disse: “[…] Le voci di tutte le epoche si armonizzano nel concerto europeo. Esse si fondano in una tradizione le cui radici sono classiche, ma che si estendono in ramificazioni lussureggianti e folte, una tradizione che ci ispira unendoci […]”. Con la varietà delle sue specie, in una composizione che rispetta l’unicità di ogni pianta nella varietà delle forme e dei colori il Giardino vuole simboleggiare proprio questo concetto. Il progetto ha un valore simbolico anche per il futuro. È un elemento che mette in relazione locale e globale, un luogo protetto ma allo stesso tempo aperto sul mondo, in linea con il pensiero di De Gasperi. Il Giardino è un’idea innovativa perché evoca l’ideale dello statista ed è un’immagine viva che propone una sinergia tra essere umano e natura. Non è solo un luogo da ammirare per la sua bellezza, ma anche un ambiente da vivere, teatro di eventi sociali e culturali, luogo di meditazione.

Museo per via

Situato nel cuore di Pieve Tesino, il Museo raccoglie la memoria di un’intera ovvero l’epopea dei venditori ambulanti tesini. Questi coraggiosi viaggiatori a partire dal XVII secolo iniziarono ad avventurarsi lungo le strade d’Europa per vendere le loro stampe, diventando tra i primi pionieri della civiltà delle immagini. I primi due piani introducono il visitatore alla scoperta di tante incredibili storie individuali; protagoniste divengono poi le stampe e il mondo ad esse legato: le tecniche di produzione ed i temi delle immagini (vedute di città, paesaggi, soggetti sacri e devozionali, scene di vita quotidiana, ritratti, e molto ancora). I piani inferiori del Museo rimandano invece alla vita quotidiana di chi restava nella valle natia: il recupero di oggetti e arredi originali, potenziati con innovativi strumenti multimediali, permette al visitatore di immergersi nella realtà ottocentesca.

Museo d’arte moderna di scultura lignea

A Castello Tesino si trova l’unica esposizione di arte contemporanea dedicata alla scultura del legno in Trentino e una tra le rare in Italia. Il museo infatti è uno dei pochi esempi esistenti nel panorama nazionale, a carattere permanente, interamente dedicato alla scultura lignea contemporanea. Le 19 opere esposte sono state scelte tra quelle premiate durante le varie edizioni del Simposio internazionale di scultura “Luci e ombre del legno” che si svolge ogni anno a fine luglio nei paesi del Tesino e Bieno. In una settimana, circa venticinque artisti provenienti da tutto il mondo creano delle opere d’arte nelle piazze principali di Castello Tesino, Cinte Tesino, Pieve Tesino e Bieno, animando le vie e suscitando un notevole interesse da parte degli ospiti.

Museo degli attrezzi del bosco

Sempre a Castello Tesino, all’interno di Palazzo Gallo, suggestivo edificio del Seicento che, dal 2001, è stata allestita un’esposizione museale strettamente collegata al Centro di Documentazione sul Lavoro nei Boschi, associazione che si occupa delle tematiche legate al mondo alpino, quali il bosco e il legno. Il lavoro del bosco, e quindi la cultura forestale, è uno dei fattori che determinano non solo l’economia della montagna, ma l’intero equilibrio idrogeologico ed ecologico del Tesino.

Palazzo delle miniere

Si trova a Fiera di Primiero e trae il suo nome dalla tradizione mineraria di queste terre: l’estrazione fu infatti l’attività principale tra il XIV e il XVI secolo.

Risalente alla seconda metà del quattrocento, l’edificio fu sede del magistrato minerario austriaco e di molte altre amministrazioni. Venne rinnovato nel 1558 e nei secoli successivi subì poche modifiche; per questo motivo è un autorevole esempio di architettura tardo gotica probabilmente di influenza brissinese. Il palazzo, è uno dei più belli e importanti dell’intera vallata, presenta una chiara forma di fortezza, con elementi tipici delle case dei territori di lingua tedesca. Al primo piano la bifora e il portale sono di origine gotica e sopra ad esso si scorge uno stemma della famiglia Welsperg. Al suo interno è visitabile il percorso tematico P-QUÌ, una linea del tempo che narra l’affascinante storia del Primiero. Un viaggio sorprendente raccontato in tappe attraverso i colorati allestimenti nati da parte del legname abbattuto da Vaia – la furiosa tempesta che tra il 29 e il 30 ottobre 2018 ha devastato milioni di alberi della zona.

Castel Pietra

È uno degli esempi più significativi di castelli nati per controllare le vie di transito sul fondovalle. E’ situato nella valle del Primiero, su un masso erratico alla sinistra della Statale per il passo Cereda, all’imbocco della Val Canali. La leggenda lo fa risalire all’epoca di Attila, anche se più probabilmente fu eretto sotto i vescovi di Feltre. Fu citato per la prima volta nel 1273. Nel 1401 il castello passò ai Welsperg e divenne loro residenza estiva. Distrutto dai Veneziani nel 1511, fu in parte ricostruito nel 1565, ma subì ancora incendi e devastazioni e nel 1675 fu abbandonato del tutto. Nel 1865 una piena del torrente Canali erose parte della roccia su cui poggiava portando ad un ulteriore crollo. L’antico aspetto del castello può essere ricostruito solo tramite le rappresentazioni d’epoca: era a pianta quadrangolare e si sviluppava probabilmente su due piani. Nella parte inferiore dimoravano i signori e vi si trovavano una sala grande e una cappelletta privata intitolata a San Leonardo; sopra avevano invece sede alcuni opifici (un mulino, una segheria e una fucina) e i locali delle milizie.

Palazzo Scopoli

È un prestigioso edificio quattrocentesco e antico fondaco di Tonadico, nel Primiero. La struttura al termine del Medioevo diventò luogo in cui si amministrava la giustizia e nel ‘400 proprietà degli Scopoli, famiglia di notai, che lo ampliò e decorò. In questo edificio viene ospitata la “Casa del Cibo”, un luogo dedicato alla valorizzazione del territorio che propone momenti di incontro, degustazioni e conferenze per raccontare la valle e far scoprire uno dei suoi maggiori patrimoni per qualità e varietà: il prodotto e la varietà tipica alimentare. Le mostre presenti: “Il Cibo è Vita” mostra di sguardi fotografici sull’alimentazione locale, a cura dell’Associazione I Negativi. “L’oro bianco del Primiero” uno spazio espositivo realizzato dal Caseificio di Primiero per conoscere qualità, segreti e caratteristiche della filiera casearia locale e di come la cura del territorio incide sulla bontà e salubrità di ciò che mangiamo.

Baita Segantini

Intitolata al pittore di Arco Giovanni Segantini e ricavata da un tabià di Bellamonte smontato e rimontato dove ora sorge, Baita Segantini è una delle mete più turistiche delle Dolomiti. Tra i suoi visitatori, svettano anche nomi illustri come Alcide De Gasperi, Aldo Moro, Leopoldo III del Belgio e Papa Giovanni XXIII. Venne costruita dalla guida alpina Alfredo Paluselli (1900 – 1969), conosciuto anche come “Custode del Cimone”. Paluselli fu sicuramente uno dei pionieri della cultura sportiva e turistica “moderna” nella regione; grazie ad esperienze lavorative che gli permisero di osservare culture differenti in Svizzera e negli Stati Uniti d’America, rientrato in Italia. Paluselli fu un uomo visionario che contribuì in modo decisivo alla nascita del turismo di montagna. Fondò insieme alla moglie Lina la prima scuola di sci delle Dolomiti.

Cristo pensante

Si tratta di una statua di marmo bianco ricavato dalla cava di Canzoccoli di Predazzo. Si trova, assieme ad una croce, sulla cima Castellazzo a 2333 metri, sullo spartiacque tra la valle di Fiemme e il Primiero, nel comune di Tonadico. La statua è opera dello scultore Paolo Lauton, mentre la croce di Pierpaolo Dellantonio, entrambi di Predazzo. Raffigura un Cristo seduto su uno spuntone di roccia, intento a pensare con lo sguardo rivolto verso le cime circostanti. Il peso è di circa 20 quintali e l’altezza di 180 cm. Sulla base del Cristo Pensante è stata posta una lastra di ferro con incisa una frase di Maria Teresa di Calcutta: “Trova il tempo di pensare, trova il tempo di pregare, trova il tempo di sorridere”.

Bivacco Fiamme Gialle

È un punto di accesso privilegiato al Cimon della Pala e alla Cima della Vezzena, ma è anche una meritevole meta di per sé. Offre infatti splendidi panorami. Venne costruito nel 1967 a quota 3.005 m sullo Spallone del Cimon, nel territorio del comune di Primiero San Martino di Castrozza (TN). Ora il Bivacco, dopo decenni di servizio, è stato modernizzato e ristrutturato, mantenendo però la sua rusticità e semplicità.

Aspetti naturalistici da non perdere!

Grotta di Castello Tesino

È una cavità di natura carsica caratterizzata da gallerie, stalattiti e stalagmiti formatisi nel corso dei millenni. La temperatura costante, l’altissima umidità e la possibilità di nutrimento legate alla presenza di acqua, sono condizioni favorevoli ad una ricca flora e fauna sotterranee che rendono questo luogo incantato. In vari punti la grotta conserva strani segni incavati nelle pareti attribuiti all’Ursus Speleus Ros, l’orso delle caverne, contemporaneo all’uomo preistorico del Quaternario. In Trentino se ne hanno solo frammentari resti fossili e la Grotta di Castello Tesino rimane a tutt’oggi l’unica caverna che conserva queste rare e preziose tracce.

Arboreto del Tesino

Si tratta di un’area verde di grande valore che offre un percorso un percorso di circa un’ora tra ambienti naturali ricchi di specie erbacee, arboree ed arbustive, torbiere, prati fioriti. E’ un luogo interessante sia per gli appassionati di botanica che per i visitatori che desiderano immergersi nella natura. Attraverso passerelle e percorsi guidati, corredati da didascalie informative sulle specie presenti, si possono ammirare sia piante tipiche dei boschi di montagna che alberi e arbusti importati dall’estero, come ad esempio gli aceri giapponesi, alcune piante asiatiche e acquatiche oltre ad un orto frutteto dei “frutti perduti”.

Parco naturale Paneveggio Pale di San Martino

È stato istituito nel 1967 e si estende su una superficie di quasi 200kmq che comprende:

  • Il Gruppo dolomitico delle Pale di San Martino (il 29 giugno 2009 è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO assieme ad altri gruppi montuosi dolomitici situati fra Trentino, Alto Adige, Veneto e Friuli;
  • la foresta di Paneveggio;
  • parte della catena del Lagorai;
  • una porzione della catena Lusia-Cima Bocche, aree che costituiscono siti di importanza comunitaria e zone di protezione speciale all’interno della rete europea natura 2000.

L’area protetta è costituita da ambienti tipicamente montani, ma nell’ambito dei suoi quasi 20.000 ettari e presenta vi è una grande varietà di luoghi. La fauna del Parco è estremamente ricca e variegata. Fino a qualche decennio fa predatori come il lupo, l’orso bruno, la lince, l’avvoltoio, l’aquila reale, ma anche erbivori come lo stambecco, il cervo, il capriolo o i roditori come la marmotta erano praticamente scomparsi dal Parco. Grazie alla tutela offerta dal Parco e a specifici progetti di reintroduzione, questi animali stanno ripopolando la zona. Quanto alla flora, il parco presenta una morfologia che influenza profondamente gli aspetti cimatici: la barriera naturale formata dalle Catene montuose delle Pale di San Martino e del Lagorai interrompe il flusso delle correnti umide provenienti dal mare. A questa diversità climatica corrisponde una diversità vegetazionale. Il parco è estremamente interessante anche dal punto di vista geologico perché presenta una grande diversità di substrati.

Le rocce sedimentarie affiorano sulla sinistra orografica del torrente Cismon; mentre le rocce ignee e metamorfiche del Paleozoico affiorano nella zona occidentale del Parco.

Il Parco rappresenta una risorsa straordinaria anche per gli studi micologici: i funghi sono uno dei Regni della natura, al pari di quello animale e vegetale e lo rappresentano con una vastissima moltitudine di forme. La loro diffusa presenza influenzare il decorso della vita, conservare certi equilibri e lo fa generando il terreno, trasformando la sostanza organica e digerendo composti inquinanti, producendo cibo e medicine e influenzando, direttamente e indirettamente. Ciò nonostante, gli sforzi rivolti al loro studio non sembrano adeguati alla loro importanza, anche se negli ultimi tempi vi sembra essere un aumento di interesse nei loro confronti e dei legami ecologici con il resto del mondo naturale.

Curiosità: lo sapevate che…?

Il metabolismo dei funghi è super efficiente e sanno recuperare sostanze nutritive in ogni circostanza, sono molto ingegnosi e grazie ad acidi ed enzimi demoliscono le sostanze più resistenti. Si stima che al mondo esistano dai 2,2 ai 3,8 milioni di specie di funghi che corrisponde ad un numero tra le sei e le dieci volte superiori alle specie di piante. Ciò significa che ne è stata descritta e studiata una minima parte! Si tratta appunto di una stima, perché i numeri sono davvero importanti e le forze in campo decisamente limitate a fronteggiare lo studio di una così enorme diversità fungina.

Le pale di San Martino

Sono uno dei gruppi montuosi dolomitici che dal 2009 sono diventati patrimonio UNESCO. Eleganti e maestose le Pale dominano lo sguardo dell’alpinista e del turista amante della montagna. Le cime più alte superano anche i tremila metri di altezza e formano una meravigliosa corona circolare delimitata da un altopiano.

Il gruppo dolomitico presenta un altopiano centrale, cioè una pianura d’alta quota molto interessante. Si tratta di un enorme tavolato vuoto, roccioso, vastissimo e nascosto; compreso solo in parte nel Parco. È lungo circa 10 chilometri e largo 5 e si distende a una quota compresa fra i 2.500 e i 2.700 metri. Una marcata frattura, probabilmente dal significato tettonico, lo attraversa da ovest a est: la Riviera Manna. La superficie dell’altipiano non ha forti dislivelli, ma porta i segni delle acque superficiali, che lo hanno inciso formando piccole depressioni. Il pianoro non è quindi uniforme e piatto, ma marcato da conche e profonde crepe nella roccia. È necessario percorrerlo lungo i sentieri segnalati, spingersi al suo orlo, per rendersi conto della sua grandiosità, per sentirsi immersi in un’atmosfera particolare. Quello che apparentemente è un brullo deserto privo o quasi di forme di vita in realtà è uno straordinario scrigno di specie vegetali e animali, molte delle quali rare ed endemiche. Qui sono state trovate anche alcune specie di insetti non conosciute in altri luoghi.

Curiosità: lo sapevate che…?

Il sito naturale Patrimonio Mondiale UNESCO comprende nove sistemi montuosi nelle Alpi italiane, una serie di paesaggi montani unici al mondo e di eccezionale bellezza naturale: Pelmo e Croda da Lago (Belluno); Marmolada (Belluno e Trento); Pale di San Martino, San Lucano, Dolomiti Bellunesi, Vette Feltrine (Belluno, Trento); Dolomiti Friulane e d’Oltre Piave (Pordenone, Udine); Dolomiti Settentrionali (Belluno, Bolzano), un gruppo montuoso composto da quattro aree principali: le Dolomiti di Sesto-Cadini, i gruppi di Braies-Senes-Fanes con le Tofane, il Cristallo e le Dolomiti Cadorine; Puez – Odle (Bolzano); Sciliar, Catinaccio e Latemar (Trento , Bolzano); Dolomiti di Brenta (Trento); Bletterbach (Bolzano).

Il riconoscimento UNESCO premia lo straordinario valore paesaggistico e naturalistico delle Dolomiti, il loro fascino e la loro bellezza.

Curiosità: lo sapevate che…?

Il “paesaggio dolomitico” rappresenta il modello di uno specifico paesaggio montano ed è caratterizzato da una vasta gamma di colori dovuta ai contrasti tra le morbide fasce verdi dei boschi e delle praterie e le cime rocciose, estremamente varie sia per forma che per componenti: si passa da pareti verticali alte anche 1600 metri a gole profonde dai 500 ai 1500 metri.

Moltissime vette dolomitiche misurano oltre 3000 metri di altitudine e ghiacciai di modeste dimensioni e nevai perenni si trovano a quote relativamente basse.

Le Dolomiti prendono il nome dal naturalista francese Déodat de Dolomieu (1750-1801) che per primo studiò il particolare tipo di roccia predominante nella regione, battezzata in suo onore dolomia (carbonato doppio di calcio e magnesio).

Proprio per la particolare composizione chimica delle rocce, le Dolomiti stabiliscono con la luce un particolare legame che prende il nome ladino di Enrosadira, un fenomeno naturale che colora di oro, rosa, rosso, arancio e viola le vette dolomitiche all’alba e al tramonto. In pieno sole poi, le Dolomiti divengono ‘pallide’, tanto che la tradizione popolare le ha chiamate i Monti Pallidi.

I Pradi di Tognola

Così erano chiamati i pascoli di mezza quota, disboscati sistematicamente negli ultimi tre secoli per permettere il pascolo.

La Val Canali

Una delle più belle vallate delle Dolomiti, porta del Parco Naturale di Paneveggio Pale di San Martino.

La Val Venegia

È uno dei luoghi più frequentati del Parco per la sua facile accessibilità e il contesto paesaggistico che offre. È una tipica valle di origine glaciale, raccolta fra le Pale di San Martino, il Castelaz e la Costazza.

Il Lago di Calaita

È un lago alpino di origine naturale. Oltre al panorama mozzafiato da cartolina, è un’area di massimo interesse per la flora trentina.

Il Monte Castelaz

Si trova in una posizione strategica a cavallo tra il massiccio delle Pale di San Martino, il Lagorai e il gruppo di Bocche-Iuribrutto e raggiunge i 2.333 metri. La vista dalla cima offre uno spettacolo straordinario: è infatti una terrazza panoramica naturale che permette di vedere la catena delle Pale di San Martino in tutta la sua bellezza. Il panorama sulle Pale di San Martino, Passo Rolle e il Lagorai, ma anche sul massiccio di Cima Bocche e il Gruppo della Marmolada, è molto esteso e suggestivo.

Per la sua posizione strategica e la vista che offre, il Monte Castellaz è stato uno dei luoghi teatro della Grande Guerra. Sono molte ancora molte, in quest’ area, le opere costruite durante il Primo Conflitto Mondiale come trincee, percorsi, baraccamenti, piazzole di teleferiche, depositi di munizioni.

I Laghetti di Colbricon

Rappresentano uno dei luoghi più straordinari del Parco. Sono di origine glaciale e sorgono attorno ai 1900 metri, a breve distanza dal Rifugio Colbricon. Si raggiungono da Passo Rolle dopo circa mezz’ora di camminata. Lungo il percorso si può osservare sia lo splendido panorama verso le Pale di San Martino con il Cimon della Pala sia la Catena del Lagorai. Oltre alla vegetazione ricca di piante arboree secolari come larici e pini cembri, offrono talvolta la possibilità di osservare vari esemplari di fauna alpina, come camosci, marmotte, aquile.

Curiosità: lo sapevate che…?

I Laghi di Colbricon costituiscono una zona interessante anche dal punto di vista archeologico. Sulle rive dei laghetti vennero infatti trovati importanti reperti risalenti al Mesolitico che segnalavano un insediamento di cacciatori che lavoravano la selce per produrre oggetti vari per la caccia e l’uso quotidiano.

La Foresta di Paneveggio

È conosciuta anche come Foresta dei Violini, per la qualità dei suoi abeti di risonanza usati dai liutai di tutto il mondo. Si tratta infatti di un legno dalle peculiarità acustiche inimitabili, con il quale i migliori artigiani liutai creano le tavole armoniche degli strumenti ad arco (violini, viole, violoncelli, ecc.) a pizzico e a tastiera (pianoforti, clavicembali ecc.). Particolarmente apprezzate nel legname di Paneveggio sono la leggerezza, l’elasticità e l’uniformità degli accrescimenti, che ne hanno fatto un punto di riferimento a livello internazionale.

La foresta di Paneveggio ha una lunga storia. Fu per secoli proprietà del Principe del Tirolo. Vista la qualità dei suoi legnami, nel 1847 l’Imperatore d’Austria riconobbe il diritto di sovranità principesca esclusiva. Era previsto comunque che in seguito, per concessione del sovrano, alcune porzioni delle foreste potessero essere date in proprietà ai Comuni, a titolo di risarcimento per gli antichi diritti di servitù. Nel 1919 la proprietà passò direttamente allo Stato italiano e poi, dal 1951, alla neo-istituita Regione a statuto speciale Trentino Alto-Adige. Infine, nel 1973, con il secondo statuto di Autonomia, le foreste furono attribuite alla Provincia Autonoma di Trento.

Circa 700 ettari di pecceta situata nel Parco sono una piccola parte dell’enorme patrimonio forestale della Magnifica Comunità di Fiemme, una sorta di piccola repubblica rustica che affonda le proprie radici nel XII secolo.

Nel corso della Prima guerra mondiale il fronte attraversò la foresta per quasi tutta la durata del conflitto e la massa di legname abbattuta in quel periodo corrisponde a quanto, con la gestione attuale, si abbatte in trent’anni! Gravi danni furono provocati anche da un violento ciclone abbattutosi nel 1926 e dall’alluvione del 1966. Infine, la tempesta di Vaia nell’ottobre 2018 ha distrutto ampia parte della foresta.

Curiosità: lo sapevate che…?

Pare che lo stesso Stradivari si sia recato qui più volte per scegliere personalmente la materia prima con cui costruire le casse armoniche dei suoi prestigiosi violini.

Un aneddoto narra che “[…] Nella primavera del 1719 passando per Bellamonte per recarsi a Paneveggio per la periodica visita, vide che delle persone stavano terminando di costruire con tronchi sovrapposti un “baito tabià“. […].

Lo Stradivari fermò le “some” [bestie] e iniziò a parlare con il contadino avendo notato che una delle “piane” (travi) faceva al caso suo. Il contadino lì per lì non voleva privarsi di quel tronco che gli serviva subito, era numerato e aveva già gli incastri alle estremità per la sovrapposizione, ma Stradivari tanto fece che lo convinse a cedergli il legno e conservarglielo all’interno della costruzione. Lo pagò con un bel gruzzolo di lire veronesi, dicendo che l’avrebbe prelevato l’anno successivo e portato a Cremona con le “some”. E così fu.” Da quella trave nacque probabilmente uno dei tanto ammirati violini che viene usato ancor oggi da valentissimi artisti.

Il Lagorai

È la vasta catena montuosa che separa la valle del Fiume Brenta da quella dell’Avisio. È un insieme di montagne e vallate, costellate da una miriade di laghetti alpini e caratterizzate in buona parte da una natura selvaggia, dove è possibile effettuare lunghe escursioni. Della catena di rocce vulcaniche, solamente l’estremo tratto nord orientale è compreso nel Parco. La catena costituisce un serbatoio di natura inesauribile: nei boschi, nelle praterie d’alta quota, nei ghiaioni e nelle rocce che caratterizzano i suoi ambienti vive una ricchissima fauna alpina.

La catena del Lagorai è stata uno dei grandi teatri delle tragiche vicende della Grande Guerra e percorrendo i suoi sentieri è facile scoprire i segni del conflitto: trincee, postazioni, baraccamenti, mulattiere e altre infrastrutture costruite in pietra, che oggi si sono perfettamente integrati nel paesaggio. La principale vallata da cui nel Parco si accede al Lagorai è il Vanoi, i cui due abitati principali, Canal san Bovo e Caoriai.

Valle del Vanoi

È una zona caratteristica che si estende per un territorio vasto circa 125 Kmq, coperti in gran parte da stupende selve di conifere. Presenta oltre 100 vette che superano i 2.000 metri; esse dominano ripide pendici cosparse di vasti pascoli, boschi, laghi, torrenti, malghe e numerosi masi sparsi in tutta la zona. Questa ampia zona, naturalmente votata a parco naturale, è ancora integra e non ha perso nulla, per mano dell’uomo, della sua incontaminata verginità.

Ecomuseo del Vanoi

È un’istituzione che si occupa di studiare, tutelare e far conoscere la memoria collettiva globale di una comunità delimitata geograficamente e il suo rapporto storico e attuale con le risorse ambientali del territorio. Comprende il bacino della Valle del Vanoi e il Comune di Canal San Bovo che ne costituisce il cuore. Il primo nucleo dell’Ecomuseo fu il Sentiero Etnografico del Vanoi, promosso dal Parco Naturale Paneveggio-Pale di San Martino e dal Museo degli usi e costumi della Gente Trentina oltre 20 anni fa. L’Ecomuseo propone l’approfondimento di 7 temi cardine:

  • ACQUA: il torrente Vanoi per secoli via di trasporto del legname con mulini e segherie, fontane e rogge.
  • LEGNO: fin dal quattordicesimo secolo ricchezza del Vanoi.
  • PIETRA: miniere di piombo, rame, zinco, argento risalenti al XV sec. luogo di lavoro per centinaia di minatori tedeschi, i Bergknappen o canopi. Calchère per la produzione di calce. Muretti a secco sui terrazzamenti e che delimitano sentieri e mulattiere.
  • SACRO: segni del Sacro presenti ovunque: chiese, capitelli, affreschi e crocefissi campestri e croci astili.
  • GUERRA: il Cimitero militare, il Museo della Grande Guerra di Caoria, i camminamenti e trinceramenti in quota.
  • ERBA: prati a mezza quota per la fienagione, risorsa e paesaggio.
  • MOBILITÀ: movimento delle persone all’interno della Valle e verso l’esterno.

I luoghi dell’Ecomuseo

Casa dell’Ecomuseo

A Canal San Bovo; sede e porta dell’Ecomuseo del Vanoi, con allestimenti permanenti e mostre temporanee sui temi ecomuseali. E’ presente una piccola biblioteca con bookshop.

Stanza del sacro

Museo della Grande Guerra

A Caoria; ospita cimeli e memorie riguardanti il primo conflitto mondiale sul Lagorai. All’ingresso del paese di Caoria è anche visitabile l’ex cimitero militare.

A Zortea; sede del conservatorium della devozione popolare e delle memorie storiche sul tema sacro.

Sentiero etnografico

A Caoria; insieme di percorsi che si snodano tra l’abitato di Caoria e Malga Vesnòta de sora a 1879 m. attraversando i luoghi che gli abitanti hanno animato, costruito e trasformato nei secoli con la loro attività. Sono proposti 4 itinerari tematici: l’Anello della Val (ha come tema la vita stagionale in paese e la religiosità dei suoi abitanti), l’Anello dei Pradi (ha come filo conduttore la fienagione e la vita stagionale sui prati), l’Anello del Bosc (dedicato alla coltivazione ed utilizzo del bosco) e l’Anello della Montagna (l’utilizzo delle malghe e la fienagione sulle praterie alpine).

Casa del sentiero etnografico

In centro paese a Caoria; punto informativo sul Sentiero Etnografico con nuovo allestimento che dà voce agli oggetti e strumenti utilizzati nella vita quotidiana di un tempo, oltre ai SITI in QUOTA: Prà de Madego, Pradi de Tognola, Siéga de Valzanca.

Molini dei Caineri

A Ronco; due antichi mulini ristrutturati a scopo etnografico e produttivo: El Molin de Sora e El Molin de Sot.

Sentiero botanico-Paesaggio Trodo dei Fiori

Rappresenta il coronamento del sogno di Rino Ballerin, medico di Castello Tesino, di unire le vecchie strade militari tra Col del Boia e Pizzo degli Uccelli, per creare un sentiero botanico. Il sentiero botanico inizia al Passo Brocon e ha un percorso che sale attraverso prati alpini, costellato da didascalie informative che spiegano le caratteristiche della flora e dell’habitat di quest’area, a seconda dell’altitudine e dell’orientamento. Lungo il sentiero crescono ben 300 diverse specie di piante!

Permette inoltre una stupenda vista panoramica sulle Dolomiti e il Gruppo del Lagorai, le Dolomiti di Feltre, il Monte Agaro e le montagne della Valsugana.

Antico cammino di Primiero “La Crosèra”

Un itinerario alla riscoperta di piccoli e grandi angoli di pace e di meditazione, seguendo le tracce dei pellegrini e dei viandanti attraverso strade e sentieri del tempo passato. Un percorso a piedi che passa magicamente attraverso i paesi, custodi del patrimonio culturale del Primiero, nel ricordo di chi li ha vissuti nei secoli. Testimoni della memoria sono quattro chiesette (Santa Romina, San Vittore, San Silvestro, San Giovanni), erette nelle sovrastanti vette e poste ai margini degli abitati, formando, se unite tra di loro con immaginarie linee, una croce denominata “Crosèra”, che nei tempi remoti fu motivo di protezione e devozione. Il cammino prevede quattro tappe per un totale di una sessantina di chilometri e con alcune parti piuttosto impegnative.

Località e aspetti interessanti da vari punti di vista

Osservatorio astronomico del celado

È un osservatorio pubblico situato sull’Altopiano di Celado nel comune di Castello Tesino. Viene gestito dalla locale associazione di astrofili Unione Astrofili del Tesino e della Valsugana (UATV). Ha una cupola con un diametro di 7 metri che può essere aperta e ruotare su se stessa. Il telescopio principale dell’Osservatorio è un riflettore in configurazione Newton, dotato di uno specchio principale da 800 mm di diametro e 3200 mm di focale (N800). Di giorno si possono osservare il Sole, la Luna e i pianeti Mercurio e Venere; di notte invece i corpi celesti più spettacolari che si rendono visibili (Luna e pianeti, ammassi stellari aperti e globulari, nebulose e galassie).

La Lisiera dei Cosneri

Si trova a Mezzano in Primiero. Conserva la sua funzionalità originaria di lisiera ovvero di lavanderia. Le lavanderie o lisiére erano dedicate al lavaggio della biancheria. A Mezzano ne esistevano due: la prima serviva la parte alta del paese, la seconda serviva la parte bassa. A differenza dei lavatoi, all’interno di queste strutture erano presenti diversi focolari per il riscaldamento dell’acqua e venivano utilizzate solo due volte all’anno, in primavera e in autunno, per lisivàr il bucato con la cenere (lisciva); il procedimento durava più giorni. Il sito conserva ancora le antiche vasche ed ospita al suo interno un’esposizione su miti e leggende del Primiero.

Il Tabià de la Gema

Si trova a Mezzano in Primiero; è parte di un edificio rurale articolato in stalla e fienile. La tipologia costruttiva tradizionale in pietra e legno si accompagna a dettagli non comuni, creando, insieme alla casa padronale posta di fronte, un angolo di pregio. Nel nome si custodisce il ricordo della proprietaria, prima donna sindaco in Trentino e figura significativa per il paese di Mezzano. Di famiglia rurale e contadina lei stessa, intelligente e tenace, attiva fino in tarda età trasferì nella pubblica amministrazione e nell’associazionismo i valori e la cultura della terra. Oggi il Tabià de la Gema ospita nella stalla una quindicina di presepi, costruiti con pazienza e abilità da Mario Corona. Il primo piano del fienile è dedicato a serate musicali o teatrali molto suggestive e partecipate.

Curiosità: lo sapevate che…?

TABIÀ: era il fienile in legno dove le famiglie portavano ad essiccare il foraggio; era una parte fondamentale delle case rurali di un tempo. Costruito nella parte più alta e asciutta della casa e collegato alla stalla, era un luogo di stoccaggio per l’inverno, una costruzione pratica e semplice, in legno e pietra, pensata per sostenere la neve e resistere agli agenti atmosferici. Il legno in particolare ne caratterizza le strutture e le facciate esterne: i blockbau, i grandi ballatoi esterni, complessi e leggeri elementi costruttivi, hanno parapetti a tavole sagomate e scale, poste all’esterno, negli anditi privati, per non “sprecare” il limitato spazio interno. Il tabià era però anche un luogo di ritrovo e di gioco. I bambini giocavano a patacrèc, una sorta di nascondino, nel fieno, sui ballatoi, dietro gli attrezzi, correndo da un tabià all’altro. I giovani e gli innamorati avevano in questi tiepidi luoghi un angolo di riservatezza dall’occhio vigile dei genitori. I tabià erano a loro modo angoli magici al di là della dura e faticosa vita quotidiana.

Tempio buddhista Tenryuzanji

A Cinte Tesino, nella Valle del Mulini, si trova l’unico tempio buddista di tutto il Trentino. Aperto anche ai non buddisti, il tempio è gestito dal monaco Seiun. Il tempio buddhista Tenryuzanji si trova nella zona della Valle dei Mulini di Cinte, quel tratto di bosco che si estende nella parte bassa del paese verso Castello. L’abate è il monaco Seiun (Franz Zampiero) italiano di nascita, che dopo essersi convertito, è voluto tornare in Tesino nella terra natale dei nonni. Nel tempio cintese si organizzano attività di studio sulla filosofia di Buddha, ritiri di meditazione e la pratica delle arti marziali nonché attività culturali in collaborazione con la cittadinanza e le altre associazioni locali. È possibile recarsi anche solo per una visita giornaliera e con l’occasione parlare con il monaco. Il tempio è aperto a tutti anche chi non è buddhista.

Il Biagio delle Castellare

(In dialetto tesino Biasgio o Biargio) È un’antica tradizione carnevalesca, festeggiata in Tesino da oltre 600 anni, che commemora umoristicamente la rivolta dei tesini scoppiata nel 1365 contro il dispotico conte Biagio. Vietata dal regime fascista per il suo carattere sovversivo e contrastata senza successo dalla Chiesa per la sua peculiare concomitanza col Mercoledì delle Ceneri, questa festa popolare di libertà, con la sua emozionante ricerca, cattura e processo del tiranno, viene oggi allestita in grande stile ogni cinque anni e costituisce in Trentino un spettacolo unico nel suo genere che, secondo l’antropologo Giovanni Kezich, “esprime con chiarezza esemplare alcuni dei valori originari più significativi del carnevale europeo“.

BERGKNAPPEN PRIMÖR

Suggestiva rievocazione storica medievale che si svolge in estate a Fiera di Primero e che prende il nome da quello dei numerosi minatori che giunsero a Primiero da varie zone del Tirolo e dell’intero mondo germanico, i “Bergknappen”. Il Comitato Storico Rievocativo di Primiero, sulla scia degli approfondimenti svolti sull’attività mineraria che si svolgeva a Primiero nei secoli XV e XVI, propone una serie di suggestive iniziative, volte a rievocare il lavoro nelle miniere, i personaggi che animavano questo mondo e le implicazioni sulla vita della Valle. Solitamente la manifestazione si svolge nel primo fine settimana del mese di agosto: come in una ricostruzione cinematografica, le vie del paese si animano di:

  • “canopi”, i minatori, anonimi eroi di questa straordinaria epopea e instancabili scalpellini della roccia;
  • “Gewerken”, proprietari delle miniere nei loro sontuosi abiti;
  • “Marzoli”, rappresentanti le singole ‘regole’ della Valle
  • guardie armate di alabarda e spada
  • altri personaggi dei massimi gradi della gerarchia del Distretto, rappresentati dal Giudice Minerario o “Bergrichter”.

La manifestazione invita a fare un tuffo nel passato che resta ancora vivo in questa valle. Tutto ciò in un villaggio minerario ricostruito fedelmente, in cui lo splendido Palazzo delle Miniere fa da cornice.

Gran festa del Desmontegar

È una festa molto antica di fine estate, che coinvolge tutto il Primiero in occasione del rientro a valle degli animali dopo l’alpeggio estivo nelle malghe. Si tratta in realtà di una tradizione piuttosto diffusa in Trentino quando, a settembre il suono dei campanacci nelle valli del Trentino preannuncia la grande festa delle Desmontegade: i malgari indossano i loro abiti tradizionali e portano a valle le forme di formaggio d’alpeggio prodotte durante l’estate. Intanto le mandrie e le greggi, con le corna addobbate da nastri colorati e fiori, sfilano nel centro dei paesi. Sicuramente però, quella del primiero è una delle più coinvolgenti. Il clima che si crea è allegro e coinvolge tutti, grandi e bambini, con canti, balli e prodotti tipici. In Trentino le Desmontegade in programma annualmente sono numerose.

Adotta una mucca

È un progetto realizzato dell’Azienda per il Turismo Valsugana – Lagorai (Trentino) in collaborazione con l’Associazione Culturale “Adotta Una Mucca”. Si propone di sostenere le attività montane e supportare un’economia locale a km0 o, comunque, un economia sostenibile proponendo una forma di regalo interessante e utile. Permette all’utente di scegliere una delle malghe aderenti e, di conseguenza, una delle mucche della malga. Per adottare una mucca è sufficiente un pagamento on line di cui la maggior parte della quota viene destinata alla malga per il mantenimento estivo in quota della mucca adottata. In cambio vengono poi offerti prodotti caseari della malga quanto l’utente va a trvare la sua mucca durante l’estate. Una minima parte della quota viene invece destinata alla gestione del progetto e per altri progetti territoriali e di beneficenza. Una volta fatto il pagamento, l’utente riceve un attestato/certificato di adozione (che deve essere consegnato in malga per il ritiro dei prodotti) e la carta d’identità della mucca scelta.

Enogastronomia

L’arte casearia è uno dei fiori all’occhiello delle valli di Primiero e Vanoi ed è proprio tra i prati e i pascoli delle Dolomiti che si nasconde il segreto della bontà di questi formaggi. Si tratta di prodotti caratterizzati da profumi e sapori come la tosèla e il pregiato Botiro di Primiero di Malga, burro Presidio Slow Food conosciuto fin dai tempi della Serenissima. Ai piedi delle Pale nascono anche molte altre eccellenze enogastronomiche: dallo speck aromatizzato alle erbe e fiori di montagna alla lucanica cauriota, dal delicato miele di millefiori e rododendro ai piccoli frutti, fino alla pluripremiata birra artigianale Bionoc’. Benchè la birra non sia un prodotto tipico del Trentino, ad inizio Novecento la Premiata Birreria Valserena di Siror ne produceva 5.000 ettolitri l’anno. L’esperienza è stata ripresa oggi dai birrifici artigianali che propongono birre di grande qualità, alcune collegate alle filiere locali di coltivazione dei cereali per ottenere malti di pregio. Il birrificio Bionoc’ di Mezzano produce birre artigianali non pastorizzate per non perdere aromaticità, non filtrate per non sottrarne il corpo e rifermentate in bottiglia per garantirne una perfetta conservazione.

Curiosità: lo sapevate che…?

SMORUM DE POMI: è un dolce tipico del Primiero e testimonia la cucina del riuso, dell’anti-spreco, che tanto caratterizza le ricette della tradizione contadina. È simile al Kaiserschmarren, uno dolci più rinomati della tradizione austriaca e altoatesina. La parola “schmarren” significa frittata ed è proprio dalla parola tedesca che deriva il termine locale “smorum”. Il dolce venne introdotto nel Primiero in epoca medievale dai minatori tirolesi, quando a Fiera erano attive le miniere di rame, argento e ferro. In pratica è una specie di frittata strapazzata, cucinata con zucchero, latte, farina e scorza di limone. Solo successivamente furono introdotte le mele come ingrediente fresco. Componente essenziale del piatto è la confettura, che non deve essere dolcissima, ma un po’ asprigna come quella di ribes oppure di mirtillo rosso.

BRAZEDEL: è un dolce tipico della tradizione trentina e del Primiero in particolare, legato particolarmente al Capodanno. Si tratta di una piccola e soffice ciambella costituita da semplici ingedienti contadini (farina, latte, burro, zucchero, uova, lievito ed aromi); viene poi farcita con granella di zucchero!

La parola dialettale “brazedèl” significa “braccialetto” e il suo nome deriva dalla forma caratteristica ad anello e, forse, dal fatto che veniva indossato come dono, il primo giorno dell’anno, infilandolo al braccio. La sua storia è molto interessante: in passato, la mattina di Capodanno i bambini erano soliti girare per i paesi della valle dicendo “Bon dì e bon an, cò la vòsa bona man” (Buon giorno e buon anno, con la vostra “buona mano”): un augurio festoso che significava “Ti auguro ogni bene per l’anno a venire, se mi dai qualcosa in cambio”. In che cosa consisteva la bona man? I ragazzi ricevevano solitamente qualche moneta oppure dei dolcetti fatti in casa, come ad esempio il Brazedèl. Questa usanza è ancora radicata in alcuni borghi e soprattutto a Mezzano dove tradizione del Bonamàn con il Brazedèl, donato come buon auspicio, viene ancora mantenuta.

Dialetto o lingua di minoranza

Il dialetto primierotto (Primieròt) è un dialetto con chiara influenza veneta. Si tratta in particolare di un dialetto imparentato con il feltrino rustico. Il primierotto è infatti di una parlata con numerosi termini legati alla vita contadina, in particolare all’allevamento delle mucche.

Una peculiarità di questo dialetto è anche la presenza di germanismi, dovuti alla lunga dominazione austriaca del Trentino e, quindi, anche del Primiero. Il dialetto parlato a Canal San Bovo presenta delle peculiarità proprie. Differisce da quello primierotto avvicinandosi maggiormente al dialetto della Valsugana e della Val di Fiemme. Presenta, infatti, a differenza del dialetto primierotto, la coniugazione dei verbi tipicamente trentina. Un esempio evidente è rappresentato dalla parola che descrive la slitta tradizionalmente usata per trasportare il fieno: nel basso Primiero viene chiamata stròa, nell’alto Primiero slóia e a Sagron Mis sluìa.

Anche in Tesino viene parlato un dialetto che presenta più similarità con la lingua veneta che con il dialetto trentino. Per queste sue caratteristiche e per le influenze provenienti dal trentino centrale, viene denominato dialetto trentino orientale.

Modi di dire tipici

Eter come ‘na coa de vache: Essere indecisi.

No l’è miga oro tuto quel che lustra: Non è tutto oro quello che luccica.

Chi magna a ufo no ga mai panza piena: Chi non si impegna non otterrà mai nulla.

A bon vin no bisogna frasca: Un buon prodotto non ha bisogno di pubblicità.

Chi va a pian no va a rovin: Chi va piano va sano e lontano.

El gat el magna el sorze, ma la coa la ghe resta in man: Al furto non si può scampare a lungo.

L’omo xe come l’orso, se no l’è bon da pelar, xe bon da tassar: In ogni persona c’è qualcosa di buono.

Na parola tira l’altra e se fa presto sera: Le chiacchiere non portano a nulla e si perde solo tempo.

Se el Sas Maòr el à el capel, mola la falz e ciàpa el restel cioè meglio smettere di tagliare l’erba, ma iniziare a fare covoni di quello che si è già tagliato perché verrà a piovere.

De San Valantin, se guerna senza ‘l lumin ovvero è un modo per dire che da14 febbraio i giorni cominciano ad allungarsi per cui ai contadini non serviva più il lume per governare gli animali nella stalla.

ento este de eule mare: Cento ceste di cipolle marce. E’ un divertemte scioglilingua.

Tirìn, tirìn, tirìna/ la vècia Giacomina /la lava le scuđèle, /la salva le pì burte, /la spaca le pì bèle, /despò la và in piaa, /la crompa la salata, /la tasta se la é bona /col far de ‘na parona /e tuti i la minciona. Tirìn, tirìn, tirìna, la vecchia Giacomina lava le scodelle, salva le peggiori, rompe le più belle, poi va in piazza, compra l’insalata, assaggia se è buona come fosse la padrona e da tutti vien burlata.

Aisùda, Istà, Ferdìna, Invèrn. Primavera, estate, autunno, inverno.

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