
Curiosità
Sembra che i rabaton se li siano inventati dei pastori che, scendendo con il gregge dai monti per venire a svernare a temperature più miti nella pianura alessandrina della Fraschetta, avessero avuto l’intuizione di unire ricotta ed erbe a km0, diremmo oggi, raccolte lungo il cammino: erbe selvatiche, punte d’ortiche, denti di cane (tarassaco) e luvertin (punte di luppolo).
I pastori della Fraschetta avevano saporite formaggette stagionate e pane raffermo da grattugiare e usavano la stessa acqua di cottura delle erbe, insaporita da carne secca di montone.
Origine
Il nome rabaton deriva da rabat, che nel dialetto alessandrino significa arrotolare.
Fatto l’impasto, a un certo punto la ricetta richiede di formare delle polpette
della lunghezza di 6 o 7 centimetri e del diametro di circa 3. Bisogna quindi rotolare i rabaton nella farina, eliminando con il palmo della mano l’eccesso
in superficie, e assicurando così di non sentirli viscidi dopo la cottura.
Ingredienti
Se non potete fare come i pastori, servitevi al mercato di un chilo di erbette e lessatele in acqua non salata; strizzatele poi bene e conservate l’acqua di cottura, operazione fondamentale per la riuscita del piatto. Tritate tutto il tritabile e aggiungete alla ricotta in una terrina dove avete sbattuto le uova con parmigiano grattugiato. Modellate i rabaton e lessateli per pochi minuti nell’acqua di cottura e poi infornateli cosparsi di parmigiano e fiocchi di burro in una pirofila a 180° finché non sono leggermente dorati.
400 g di ricotta
1 kg d’erbette di campo o coste o borragine
10 g di maggiorana fresca
20 g di prezzemolo
uno spicchio d’aglio
150 g di parmigiano
4 uova
alcune foglie di salvia
20 g di burro
noce moscata
sale e pepe q.b.
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I testi sono di Liana Pastorin, la supervisione di Andrea Cerrato, gli spunti sulle ricette di Simona Gallo (Monferrato con Gusto), le fotografie dei contenuti speciali sono di Franco Bello, Archivio Alexala e ViA(E) per Viaggiare.




















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