STORIA E CURIOSITÀ
Quando si parla di carne, la Granda non è seconda a nessuno. La Fassona, tipica razza piemontese, è la carne bovina più conosciuta e apprezzata in cucina, perché tenera e magra, dal gusto inconfondibile.
Oltre alla battuta al coltello, un’altra applicazione molto nota e amata in Granda è il bollito misto, di cui si ha notizia sin dal XIX secolo anche per via della predilezione nutrita da personalità importanti come il re Vittorio Emanuele II e Camillo Benso conte di Cavour. È anche conosciuto infatti come Grande Bollito Storico Risorgimentale Piemontese o Gran bollito misto piemontese, caratterizzato – nella sua applicazione più rigorosa – dalla regola fondamentale del 7, cioè dei 7 tagli, dei 7 ammennicoli (cioè le parti meno nobili del vitello) e delle 7 salse. Tuttavia nelle preparazioni casalinghe si attuano varianti che vedono protagonisti solo alcuni tagli, abbinati alle salse più note e amate.

COME SI PREPARA IL BOLLITO MISTO PIEMONTESE
Dopo aver scelto i tagli – i pezzi più apprezzati sono testina, lingua, scaramella, muscolo, punta di petto, sottile, coda – occorre procedere alla frollatura (meglio se vi affidate al vostro macellaio di fiducia). Preparare i gusti – rosmarino, lauro, aglio, prezzemolo e sedano – e nel frattempo tenere la carne per qualche ora a temperatura ambiente. Successivamente si procede alla cottura di tutta la carne insieme, immersa in acqua già bollente, per circa 3 ore, a fuoco lento.
Infine servire il bollito ben caldo in appositi vassoi, con le salse e ciotole di sale grosso. Abbinamenti consigliati per i vini sono il Barbera e il Barolo per esaltare il gusto della carne.
Un consiglio: il brodo del bollito non si butta, ma diventa la perfetta base di cottura per una deliziosa minestrina.
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