Valle dell’Adige

26 Set 2024 | Scuole-Trentino

Monumenti locali o altri luoghi, speciali da diversi punti di vista

Cattedrale di San Vigilio

La chiesa cattedrale è dedicata al patrono della Diocesi, San Vigilio, il cui corpo è conservato nell’altare maggiore. È uno scrigno di arte sacra con testimonianze pittoriche e scultoree dall’età paleocristiana al XIX secolo. Presenta un ricco apparato plastico realizzato nell’arco nel XIII secolo da diverse maestranze comacine. Dal 1545 al 1563 divenne sede delle sessioni solenni del Concilio di Trento. L’edificio si integra con l’adiacente Palazzo Pretorio, antica residenza vescovile, dando luogo ad un complesso monumentale davvero significativo. Sotto la Cattedrale, si conserva la Basilica paleocristiana di San Vigilio, la cui fondazione viene attribuita a Vigilio, terzo vescovo e patrono di Trento, le cui spoglie vi rimasero conservate per secoli. Da principio l’antico luogo di culto rivestì il ruolo di basilica cimiteriale, ovvero di santuario con funzione essenzialmente commemorativa; successivamente divenne chiesa cattedrale tra il IX e il X secolo. Agli inizi del XIII secolo venne sostituita dall’attuale Cattedrale che nel frattempo vi era stata sopraelevata.

Museo Diocesano Tridentino

È ospitato nelle sale di PALAZZO PRETORIO, prima residenza vescovile, eretta accanto al Duomo di Trento, al centro della città. Nelle sue sale espone un ricco patrimonio di arte e cultura che spazia dall’ XI al XIX secolo, proveniente dalle chiese del territorio trentino. Una sezione delle sue collezioni è dedicata alla conservazione di alcune significative testimonianze iconografiche relative al Concilio di Trento nel corso del quale fu definita la riforma della Chiesa cattolica e la reazione alle dottrine protestanti. Aperto ufficialmente nel 1545, giunse a conclusione dopo varie interruzioni nel 1563. Fu indetto da parte cattolica in un momento estremamente delicato per l’Europa, scossa dalle istanze riformatrici di Lutero, al fine di tentare una riconciliazione religiosa. La città venne scelta quale sede dell’assise in virtù della sua posizione geografica: si presentava infatti come una città fortificata situata sulla grande via di traffico che collegava il nord con Roma ed era sede di un principato vescovile fedele sia al papa che all’imperatore. Quanto venne deciso a Trento durante l’assise conciliare segnò la storia europea e rappresentò un vero e proprio spartiacque, con enormi conseguenze sulla vita sociale, l’arte, l’architettura e la musica.

Piazza Duomo

Era il cuore della città medievale, sviluppatasi attorno ad essa e rappresenta tutt’oggi il fulcro della vita cittadina. La monumentale piazza è chiusa ai lati della Cattedrale di San Vigilio, dal Palazzo Pretorio, dalla Torre civica e da una serie di palazzi affrescati.

Torre di Piazza

Detta anche CIVICA perché simbolo del potere comunale. Realizzata nel 1150 circa sui resti di Porta Veronensis, porta di ingresso alla Tridentum romana lungo la via Claudia Augusta, fungeva da avamposto di difesa della piazza ed era stata voluta dal principe vescovo; costruita in pietra calcarea ammonitica, risultava piuttosto imponente, con mura spesse oltre due metri e un’altezza originaria di circa 22 metri. Nel tempo la Torre Civica divenne un luogo di detenzione al pari di Torre Vanga e Torre della Tromba. Ospitava al massimo sei persone per volta in attesa di giudizio (che veniva pronunciato nell’adiacente Palazzo Pretorio, ai tempi sede del Tribunale collegato ai primi tre piani della Torre Civica). Alcune celle erano destinate alle donne, e chiamate pertanto “femenèle”, mentre la “fermaiola” era riservata ai debitori. All’interno sono ancora visibili alcune scritte di carcerati, realizzate utilizzando probabilmente dei chiodi arrugginiti, ed i passavivande per portare loro le pietanze.

Case Cazuffi-Rella

Si tratta di due palazzi rinascimentali adiacenti che si trovano sul lato settentrionale di Piazza Duomo a Trento. Confinante con la chiesa dell’Annunziata, l’antica casa dei nobili Cazuffi costituisce la più importante domus picta cioè affrescata della Trento rinascimentale: venne ristrutturata e rinnovata su esortazione del Principe Vescovo Bernardo Cles desideroso di rendere la sua città più moderna rispetto ai canoni rinascimentali.

Sorretti dai massicci pilastri del portico, i due edifici mostrano all’osservatore un complesso ciclo pittorico cinquecentesco che si svolge su diversi piani. Sulla facciata di sinistra sono raffigurati personaggi e scene della mitologia classica. Su quella di destra si scorgono i temi della Virtù, del Tempo, i Trionfi dell’Amore, Apollo ed Abbondanza. Culminanti idealmente nella Scala della Virtù e commentati dai cartigli in latino, questi affreschi hanno un chiaro intento educativo e vanno considerati come un “libro morale” aperto sulla piazza, ispirato alla cultura rinascimentale.

Castello del Buonconsiglio

È uno tra i maggiori complessi monumentali del Trentino-Alto Adige, grazie alla sua bellezza e alla sua storia. Dal XIII secolo fino alla fine del XVIII fu la residenza dei Principi vescovi di Trento.  Successivamente il castello divenne caserma militare austriaca. Nel 1916 durante la prima guerra mondiale, la sala del Tribunale (la cinquecentesca Stua della Famea) fu sede del processo agli irredentisti Cesare Battisti, Fabio Filzi e Damiano Chiesa. Dopo la sentenza, che sanciva la condanna a morte per alto tradimento, i tre irredentisti vennero condotti nelle celle ricavate nel loggiato. La sentenza venne eseguita nel prato tra il castello e le mura poste ad est, presso la cosidetta Fossa dei Martiri: il 19 maggio 1916 venne fucilato il sottotenente roveretano Damiano Chiesa, volontario nell’esercito italiano; il tenente Battisti e il sottotenente Filzi vennero impiccati il 12 luglio successivo. Nel 1918 lo Stato italiano divenne proprietario del Castello, che passò alla Provincia autonoma di Trento nel 1974. Oggi è il castello è uncomplesso museale della Provincia autonoma di Trento con ricche collezioni e costituito da cinque diverse sedi:

  • Il castello del Buonconsiglio a Trento
  • Il castello di Stenico a Stenico nelle Giudicarie
  • Il castel Beseno a Besenello
  • Il castel Thun a Vigo di Ton in val di Non
  • Il castel Caldes a Caldes in val di Sole

Torre Verde

È uno dei monumenti simbolo della città di Trento e il suo nome deriva dal verde brillante delle maioliche che ne ricoprono il tetto. Questa sua peculiarità non rappresenta però una caratteristica presente fin dalla sua costruzione, ma venne realizzata in seguito. La sua posizione in riva all’Adige la rendeva sia sentinella a guardia del confine settentrionale della città, sia magazzino al servizio del vicino porto fluviale. Fin dall’epoca medievale, a Trento, come in altre città europee, le torri furono luoghi di prigionia e questa funzione fu assolta anche dalla Torre Verde. Le torri infatti erano edifici inospitali e trascurati, che garantivano solo l’isolamento dei detenuti.

Una fonte scritta della prima metà del Seicento afferma che al suo interno vi si conservasse la polvere da sparo per la difesa cittadina. Nel corso dei secoli la torre venne ristrutturata più volte; forse un suo restauro particolarmente consistente venne promosso dal principe vescovo Giorgio Hack come sembrerebbe testimoniare la presenza all’interno del suo stemma. Oggi Torre Verde si presenta in ottimo stato di conservazione ma purtroppo non è visitabile all’interno.

S.A.S.S. – Spazio archeologico sotterraneo del SAS

Si trova proprio nel cuore della città e risulta il sito archeologico più esteso (circa 1700 mq) che documenta l’antica Tridentum romana. Nella medesima area sono state individuate strutture d’età romana, della fase tardoantica ed altomedievale, un quartiere medievale, i resti di un palazzo rinascimentale e quelli del teatro cittadino ottocentesco. Le ricerche archeologiche si sono svolte in tre periodi distinti: 1989-1990, 1994, 1998 – inizi 2000. Sono stati indagati 1820 mq, per la maggior parte ora visitabili. Per la sola fase romana sono stati individuati 21 ambienti, 48 m di strada lastricata e 35 m di cinta urbica.

Palazzo delle Albere

È una villa suburbana del XVI secolo costruita a Trento dalla nobile famiglia Madruzzo. Il nome deriva dal doppio filare di pioppi originariamente allineati lungo il percorso che conduceva alla villa attraverso il monumentale ingresso dei Tre Portoni, ora in Via Santa Croce.

Purtroppo la costruzione della ferrovia e le installazioni industriali e sportive, hanno seriamente compromesso la fisionomia dell’edificio, un tempo molto evidente e facilmente riconoscibile da diverse angolazioni.

La storia del palazzo non è facile da ricostruire a causa della mancanza di documenti che ne attestino la data di fondazione. La sua data di costruzione può comunque essere assegnata verso la fine del XVI secolo: si sa che l’edificio fu costruito per volere di Gaudenzio Madruzzo, padre di Cristoforo, Principe Vescovo tra il 1539 e il 1567. L’edificio è a pianta quadrata con quattro torri angolari; è suddiviso al piano terra da un “portego” passante che si ripete al piano superiore e si apre alla città verso oriente con ampie finestrature dette “alla serliana”. Sulla facciata orientale si notano alcuni strati di affreschi. I dipinti dei saloni furono eseguiti dalle stesse maestranze che lavorarono anche nel Magno Palazzo del Castello del Buonconsiglio.

Al piano terra c’erano invece vari locali di servizio fra cui una cucina molto organizzata, dotata di un pozzo per l’acqua, un grande camino e un sottopasso che permetteva di raggiungere l’altro lato del palazzo. I saloni di rappresentanza erano situati nei torrioni del primo e del secondo piano ed erano tutti affrescati con vari temi. Particolarmente interessante un ciclo dedicato all’età dell’uomo, attribuito a Marcello Fogolino, autore anche degli affreschi dei torrioni superiori.

Verso la fine del ‘700 la splendida dimora extra urbana cominciò una fase di decadenza. Nel 1796 un furioso incendio rovinò irreparabilmente la villa, soprattutto nell’ala orientale. Venne restaurata una prima volta tra il 1833 e il 1834 ed una seconda volta nel 1867, poi fu abbandonata e utilizzata come cascinale. Nel 1969 l’edificio fu acquistato dalla Provincia che provvide al suo restauro e lo rese la prima sede del Mart ovvero del Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto. Qui il Museo ha esordito nel 1987 e, anche dopo l’inaugurazione del nuovo complesso di Mario Botta a Rovereto, ha proseguito la sua attività fino al 2010 quando ha chiuso per lavori di ristrutturazione. Oggi è luogo di incontro tra arte e scienza: ospita infatti una programmazione culturale condivisa affidata al MUSE e al Mart, che ne curano le proposte espositive rispettivamente al primo e al secondo piano.

Muse

È il Museo delle Scienze di Trento. Si trova a sud dello storico Palazzo delle Albere, in un edificio appositamente costruito all’interno del quartiere residenziale Le Albere, entrambi progettati da Renzo Piano. L’edificio, gioca con l’ambiente circostante in un equilibrio tra vuoti e pieni e ricorre alla metafora della montagna per raccontare la vita sulla Terra. È stato inaugurato il 27 luglio 2013 e ha sostituito, proseguendone le attività, il Museo tridentino di scienze naturali. Il MUSE coniuga i criteri museografici e museologici con le nuove modalità di interazione dei più moderni science centre, con strumenti interattivi e installazioni multimediali. Le collezioni occupano sei piani, dedicati alla natura, alla montagna, alla tecnologia e alla sostenibilità.

Mausoleo di Cesare Battisti

Riconoscibile al visitatore che giunge a Trento da diverse angolazioni per la sua caratteristica forma circolare mutuata dal mondo classico, il mausoleo si caratterizza per un sapiente gioco di contrasti: spazi pieni e spazi vuoti, giochi di luce e ombre. Di particolare effetto è il colonnato con le sue sedici colonne, alte più di dieci metri che formano una corona circolare attorno all’altare su cui poggia la grande area tombale commemorativa. Tre grandi aperture conducono all’interno del monumento, dove nell’ipogeo è posta la cella che custodisce l’arca con le spoglie di Battisti. Solenne e di notevole impatto scenografico, il Mausoleo è stato costruito nel 1935 da Ettore Fagioli, architetto veronese. Venne inaugurato il 26 maggio 1935 e da allora conserva le spoglie di Cesare Battisti.

Castel Besegno

È il più vasto complesso fortificato del Trentino; si estende sulla sommità dell’ omonimo dosso in una posizione di grande importanza strategica per il controllo della Vallagarina e delle vie di comunicazione tra l’Impero Germanico e la penisola italiana. Di origini medievali, nella prima metà del Cinquecento la fortezza subì una profonda ristrutturazione che le conferì l’attuale aspetto. Il profilo esterno della fortezza, lungo il versante orientale, è caratterizzato dalla presenza di tre possenti bastioni funzionali all’impiego delle armi da fuoco: due alle estremità, verso Trento e verso Rovereto, e uno nel mezzo in corrispondenza al palazzo residenziale dei conti Trapp. Di forma circolare, i massicci bastioni sono dotati di camminamento di ronda, caditoie e bombardiere. È oggi teatro di spettacoli e importanti rievocazioni storiche. Nelle sale del “palazzo di Marcabruno” è stata allestita un’esposizione permanente che illustra, attraverso ricostruzioni, video e plastici, la battaglia di Calliano. Il 10 agosto 1487, la piana sottostante il castello fu infatti teatro dello scontro fra le truppe tirolesi e veneziane, che avanzavano verso Trento nel tentativo di espandere la loro egemonia sul territorio. La Repubblica di Venezia subì un’inattesa sconfitta e in battaglia perse la vita il celebre condottiero Roberto da Sanseverino, di cui è esposta copia della lastra tombale che lo ritrae con il vessillo di San Marco capovolto. La serie di stemmi dipinti ricorda invece i nobili tirolesi che combatterono nella battaglia, la prima che vide scendere in campo contro truppe italiane i temibili lanzichenecchi. Ispirandosi a questi eventi, l’allestimento presenta armi e tecniche di combattimento del periodo compreso tra il XV e il XVII secolo, attraverso oggetti originali, ma anche repliche fedeli che possono essere indossate e maneggiate.

Campana Maria Dolens

Venne realizzata nel 1924 col bronzo dei cannoni offerti dalle nazioni che avevano partecipato al primo conflitto mondiale, fu fusa a Trento e battezzata col nome di “Maria Dolens”. Venne inaugurata il 4 ottobre 1925 sul Castello di Rovereto a ricordo dei caduti della Grande Guerra. Inizialmente fu collocata sul Bastione Malipiero del Castello di Rovereto e divenne velocemente un simbolo di risonanza nazionale e internazionale. Promotore ne fu Antonio Rossaro (1883-1952), sacerdote roveretano e irredentista, ideatore di numerose iniziative volte a creare una memoria collettiva della guerra appena conclusa. La Campana venne rifusa nel 1939 e nel 1964. Benedetta in Piazza S. Pietro da Paolo VI il 4 novembre 1965, fu poi collocata sul Colle di Miravalle a Rovereto, nei pressi dell’Ossario di Castel Dante. Lo scultore Stefano Zuech ha realizzato le scene allegoriche relative alla guerra e alla celebrazione dei caduti che la fasciano.

È la più grande Campana del mondo a suonare a distesa: alta 3,36 metri, ha un diametro di 3,21 metri e pesa 226,39 quintali, cui vanno aggiunti il battaglio (6q) e il ceppo (103q). Da novant’anni la Campana fa udire ogni sera i suoi rintocchi per ricordare i caduti di tutte le guerre, senza distinzioni di fede o di nazionalità e per inviare il monito ai viventi: “Non più la guerra”.

Mart

Il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto fu fondato nel 1987 come ente funzionale della Provincia autonoma di Trento. Ha tre sedi in tre luoghi distinti: la sede principale si trova a Rovereto e rappresenta un ampio complesso architettonico inaugurato nel 2002 su progetto di Mario Botta e Giulio Andreolli. Sempre a Rovereto c’è la Casa d’Arte Futurista Depero. A Trento, infine, c’è la Galleria Civica, entrata a far parte del Mart nell’ottobre del 2013. Il Mart è stato concepito come polo culturale più che museo tradizionale: per questo motivo dialoga nei suoi spazi pubblici con la Biblioteca Civica, l’Auditorium Melotti, il Teatro comunale e l’Università e organizza ogni anno numerose mostre e progetti.

Il suo patrimonio è inestimabile e conserva numerosi capolavori dell’arte italiana del XX secolo. Composto da circa ventimila opere, questo grande patrimonio viene valorizzato attraverso un programma di interventi di conservazione, prestiti internazionali e progetti espositivi.

Aspetti naturalistici da non perdere!

Fiume Adige

Con i suoi 410 km di lunghezza, è il secondo fiume d’Italia dopo il Po ed è invece il terzo fiume d’Italia per ampiezza del bacino imbrifero. Si estende da Resia a Porto Fossone (Rosolina), dalla sorgente al Passo Resia, nel cuore delle Alpi, fino all’arrivo in pianura attraverso la Chiusa di Verona, costituisce una sfera climatica e un’area geografica di ampie dimensioni con effetti positivi sulla zona. Il fiume ha da sempre costituito uno spazio geografico fondamentale tanto da identificare l’ampio tratto di valle percorsa dal fiume che va da Merano a Rovereto. Il suo corso rappresenta quindi un elemento centrale della geografia fisica e umana della valle e ha contribuito alla formazione dello spazio fisico dei centri abitati e, soprattutto di Trento e Verona, fondate in epoca romana su due anse del fiume.

Particolarmente forte risulta l’influsso climatico del fiume: nella Valle dell’Adige il clima mite dell’area mediterranea si estende con grande facilità, conferendo ai grandi centri del territorio, da Rovereto a Trento, da Bolzano a Merano, così come al loro circondario delle caratteristiche climatiche e meteorologiche abbastanza singolari per essere zone montane. Nessun altro fiume della catena alpina – né il Reno, il Rodano (Rhône), l’Inn o la Drava – incide in modo così significativo sul microclima e sull’ambiente del suo bacino. Le ricadute economiche del microclima creato dal fiume sono evidenti. Se la zona tra Trento e Bolzano, da Bolzano fino all’Alta Val Venosta nel giro di un secolo si è trasformata in un polo di produzione di mele di alta qualità a livello europeo, ciò è dovuto alle condizioni climatiche particolarmente favorevoli create dal fiume Adige.

Parco di Gocciadoro

Il parco prende il nome dal vitigno di uva gialla Goccia d’Oro che veniva qui coltivato prima che il Comune di Trento ne acquisisse un’ampia parte nel 1922. Da allora si sono succeduti ampliamenti ed acquisizioni che hanno permesso di ampliare la superficie del parco a più di 35 ha. Gocciadoro è l’unica area verde che per tradizione è sempre stata considerata parco di città. Nel parco si trovano la chiesetta ottagonale di S. Adalberto, i resti di un vicino maso e una preziosa Toresela di origine settecentesca, utile durante la stagione delle vendemmie. Il parco conserva otto habitat e una ricca biodiversità vegetale autoctona e non: carpino bianco, carpino nero, orniello, frassino, quercia farnia, abete bianco, abete rosso, tasso, tiglio, faggio, cedro, acero, acero campestre, olmo, ontano, pino nero, platano, ippocastano, rovere, roverella, bagolaro, robinia, Ginkgo biloba e castagni. Particolarmente suggestive sono anche le pareti dilavate di tufi basaltici formati dalla cementazione di frammenti di origine vulcanica all’ingresso, lungo la strada in riva sinistra del rio. L’antichità delle rocce affioranti e della vegetazione, nonché l’estensione dell’area, hanno permesso a Gocciadoro di diventare l’area verde cittadina più ricca di specie animali stanziali e migratorie.

Lago di Lagolo

Definito anche “la Finlandia d’Italia”, il Trentino ha 297 laghi! La diversità di questi specchi d’acqua è davvero notevole come lo sono anche le loro sfumature di colori.

Il lago di Lagolo si trova alle pendici del Monte Bondone a una quota di circa 1.000 m. Alimentato da sorgenti sotterranee, ha una forma ellittica e raggiunge una profondità massima di 7 metri.

Lungo le sue rive si sviluppa un importante habitat umido, cioè il canneto, un ambiente di transizione tra terra e acqua con importanti funzioni ecologiche. Questo habitat è costituito in prevalenza dalla cannuccia di palude (Phragmites australis), che insieme alla tifa (Typha latifolia) e altre specie adattate ai terreni sommersi, formano una cintura vegetale sulle rive con un’azione strategica di depurazione perché ostacola il deflusso dei detriti che tenderebbero a interrare il lago. Il canneto ha un ruolo molto importante anche nel mantenere la biodiversità, offrendo ambienti adatti alla nidificazione degli uccelli acquatici.

Giardino botanico Alpino Viote

È uno dei più antichi e grandi delle Alpi (10 ettari) e comprende circa 2000 specie di piante di alta quota – di cui molte a rischio d’estinzione – in rappresentanza delle montagne di tutto il mondo. E’ un luogo speciale che parla di noi e di come ci relazioniamo con la natura, del cambiamento climatico e della nostra responsabilità verso l’ambiente. Il Giardino Botanico Alpino Viote contribuisce alla conservazione della biodiversità delle specie vegetali delle principali catene montuose del mondo e partecipa al programma internazionale di scambio non commerciale di semi, redigendo ogni anno il Delectus seminum.

Geosito Orrido di Ponte Alto

A poca distanza dal centro di Trento, vi sono due spettacolari cascate che si tuffano in uno stretto canyon scavato dalle acque tumultuose del torrente Fersina nel corso di migliaia di anni. Le cascate sono il risultato della costruzione di una delle opere idrauliche più antiche d’Europa, risalente al XVI secolo, per scongiurare le alluvioni in città. Le due caratteristiche cascate vennero realizzate tramite “serre” artificiali (Vecchia Serra di Ponte Alto, a nord e Serra Madruzzo, a sud) la cui costruzione è riferibile, almeno per quanto riguarda i primi interventi, alla prima metà del XVI secolo (1537) su commissione del Principe Vescovo Bernardo Clesio per limitare i danni causati alla città dalle piene del torrente Fersina. Dopo innumerevoli rifacimenti e consolidamenti, la Serra è tuttora presente dopo l’ultima ricostruzione eseguita nel 1850.  Un percorso che si snoda tra le pareti del canyon rappresentò un’attrazione turistica della città di Trento fin dai primi del Novecento. Oggi esso è stato riaperto ai visitatori che possono avventurarsi tra rocce e cascate solo accompagnati da guide esperte per comprenderne fino in fondo la storia.

La Grande Guerra e il Monte Celva

Le montagne intorno a Trento, seppure con le loro quote piuttosto modeste, stupiscono per l’ampiezza dei panorami che offrono. Il Monte Celva, che non arriva ai mille metri di altitudine (998 metri), non si sottrae a questa regola e, analogamente ai monti Marzola e Calisio, offre interessanti testimonianze della Grande Guerra, con percorsi ora in gran parte ripuliti e resi fruibili. al Forte Sella di Roncogno (809 metri), struttura costruita negli anni 1879-1881 nel periodo del cosiddetto “stile trentino” (opera cioè di tipo leggero, realizzata con pietrame squadrato calcareo reperito in zona), già del tutto obsoleta trent’anni dopo, quando sorsero i forti moderni sugli Altipiani di Folgaria e Lavarone. L’area e la costruzione sono state oggetto di un recente restauro: la fermata è d’obbligo!

Il Monte Celva è un tesoro tutto da scoprire: particolarmente significativi sono il Forte di Roncogno el’organizzato sistema di trinceramenti, collegamenti in galleria, batterie per postazioni d’artiglieria, cucine, cisterne e tutto ciò che era necessario per far vivere una “truppa” (soldati e civili militarizzati) che nel 1914-15 doveva essere di qualche centinaio di persone.

Fra i manufatti più interessanti si ricordano una fuciliera con 15 postazioni rivolta verso il Passo del Cimirlo e la Valsugana; notevole anche la “Grotta dei cento scalini”, forse l’opera più bella e famosa del complesso fortificato del Monte Celva. Gli scalini introducono in una caverna dove si trovava una prima postazione d’artiglieria; altri scalini introducevano in una seconda postazione d’artiglieria. A metà strada fra le due postazioni partono i “100 scalini” (sono effettivamente 100) che salgono fino ad un ampio cilindro a cielo aperto scavato nella roccia: si tratta di un “camino” verticale che metteva in comunicazione con la postazione della Celva bassa (o “Cros de Zelva”). Le nicchie laterali che si trovano sulle pareti dei “100 scalini” fungevano da alloggio per le lampade. Interessante anche il complesso della “Celva Bassa”, area chiamata dell’ “Ex osservatorio”. Qui si concentra un’incredibile varietà di manufatti, alcuni perfettamente conservati: una trincea piuttosto profonda aggira tutto il complesso del Celva Bassa mentre nell’area dove è collocata la grande croce, posta nel 1999 dal gruppo alpini di Roncogno, si trova un punto osservatorio con fuciliere rivolte verso il perginese: l’area era particolarmente importante dal punto di vista strategico perché da qui si poteva controllare e proteggere tutta la zona dell’aeroporto di Cirè di Pergine.

In zona si trovano altre postazioni per artiglieria e vari locali che fungevano da ricovero: il Celva basso era sicuramente punto di transito e di smistamento di truppe e materiali. Verso la cima del Monte Celva si trovava il complesso delle cucine, con ambienti scavati nella roccia dove si possono riconoscere fornelli in pietra e fori cilindrici per la fuoriuscita del fumo.  Sulla sommità si gode di bel panorama a 360º, con vedute sulla città capoluogo, la catena del Brenta, su Pergine, sui monti del Lagorai, sul lago di Caldonazzo. È importante ricordare però che dal Monte Celva, così come da tutta la “Fortezza di Trento”, non partì nemmeno un colpo di fucile; la guerra si combatté altrove e quindi ancor di più impressiona l’incredibile mole di risorse investita dagli austriaci per fortificare le montagne del capoluogo.

Località interessanti da vari punti di vista

Villa Margon

È una delle più importanti residenze signorili costruite nel Cinquecento nelle vicinanze di Trento. Fu edificata alle pendici del Monte Bondone (m. 452), in località Margon, verso il 1540-50 su iniziativa della famiglia di origine veneta Basso. Dopo l’estinzione dei Basso nel 1596, la villa appartenne ad antiche e nobili famiglie, tra le quali i Fugger, i Lodron, i Lupis e i Salvadori che la tennero fino al 1970. Dimora estiva nobiliare e luogo di villeggiatura, la residenza sorge in un paesaggio di rara bellezza ed è immersa in un grande parco di circa 135 ettari. Si tratta di un edificio residenziale a pianta rettangolare. Il portico è sormontato da eleganti loggiati ispirati alle ville veronesi del Rinascimento. La loggia è affrescata con rappresentazioni di prese di città. L’interno si articola in una serie di sale affrescate da importanti cicli pittorici che rappresentano documenti preziosi della pittura del Cinquecento in Trentino. Attualmente il complesso è di proprietà della famiglia Lunelli.

Funivia di Sardagna

Collega la città di Trento alla sua frazione Sardagna. Offre la possibilità di ascendere i fianchi del monte Bondone e vedere Trento da un punto panoramico privilegiato: permette infatti di raggiungere la cosiddetta “busa degli orsi” terrazza panoramica a gradini sospesa nel vuoto che sovrasta la città in cui un tempo si ospitavano alcuni orsi. La funivia a due cabine su fune copre un dislivello di circa 400 m in 4 minuti.

Attività presenti sul territorio

Trento Film Festival

Fondato nel 1952, è il primo festival cinematografico tematico al mondo e il secondo festival italiano dopo la Mostra del Cinema di Venezia. Da oltre settant’anni è l’evento di riferimento dedicato ai temi della montagna, dell’avventura e dell’esplorazione, ed è divenuto nel tempo un vero laboratorio di visioni e riflessioni sulle questioni ambientali, culturali e di attualità. Protagonista assoluta montagna con i suoi numerosi temi.
Ogni anno il concorso internazionale presenta i migliori documentari, cortometraggi e film di fiction che hanno per scenario montagne e regioni estreme del mondo e concorrono alle Genziane assegnate da una Giuria composta da personalità del mondo del cinema, della cultura e dell’alpinismo. In rassegna sono inoltre presenti diverse sezioni che raccontano il rapporto affascinante e complesso tra uomo e natura, che promuovono la conoscenza e la difesa dei territori, approfondendo i legami con popoli e culture, che celebrano le grandi e piccole imprese alpinistiche e degli sport di montagna.

Un palinsesto pensato e dedicato al pubblico dei giovani e delle famiglie, parallelo alla programmazione scientifica, che animerà l’intera città con contenuti alternativi e dalla forte capacità attrattiva e di aggregazione. Per il terzo anno il Fuori Festival torna con il suo approccio dinamico e innovativo per parlare agli studenti di tutte le età, dalle primarie fino all’università, ai giovani in generale e ai loro genitori.

Festival dell’economia

Giunto alla XIX edizione il Festival dell’Economia di Trento è realizzato dal Gruppo 24 ORE e Trentino Marketing per conto della Provincia Autonoma di Trento, con la collaborazione del Comune e dell’Università di Trento. Si propone di promuovere un’analisi approfondita delle principali sfide globali da parte dei principali attori nazionali ed internazionali, proponendone soluzioni e chiavi di lettura. In parallelo alla programmazione scientifica, talk, laboratori e performance si rivolgono ai vari pubblici di ogni età per rendere l’economia un patrimonio di saperi accessibile a tutti.

Festival dello sport

Manifestazione organizzata da La Gazzetta dello Sport e Trentino Marketing, con la collaborazione della Provincia autonoma di Trento, Comune di Trento, Università degli studi di Trento, Apt di Trento e con il patrocinio del CONI e del Comitato Italiano Paralimpico. Giunta alla sua VII edizione rappresenta un appuntamento sportivo e culturale che ospita numerosi eventi, gestiti condotti dalle firme di Gazzetta con una sfilata di stelle e protagonisti del grande sport nazionale e internazionale. Il Festival dello Sport di Trento costituisce un evento diffuso perché si svolge nei teatri e palazzi storici, nelle piazze, nei musei e nei cortili.

Coro della SAT

Con i suoi quasi 200 cori il Trentino pratica un’intensa attività corale, nella duplice forma del canto popolare e della polifonia classica, contribuendo a conservare la tradizione consolidata del canto di montagna e favorendo nel contempo lo sviluppo e la crescita qualitativa dei cori a repertorio classico. Fra tutti i gruppi corali, merita una menzione di merito il Coro della SAT.  Nato ufficialmente a Trento il 25 maggio 1926, per opera dei fratelli Enrico, Mario, Silvio e Aldo Pedrotti e di alcuni amici, si chiamò inizialmente “Coro della SOSAT” conservò questo nome fino al 1932, quando assunse l’attuale denominazione di Coro della SAT. Anima del gruppo furono I fratelli Pedrotti, dotati di grande interesse e sensibilità per la musica, impegnati fin da piccoli nel coro polifonico del Duomo ma avvezzi al contempo a cantare in famiglia i canti popolari del Trentino. Le esperienze private, dapprima di profughi in Boemia ed Austria durante la Prima guerra mondiale, e successivamente di soldati durante il servizio militare furono occasione di approccio a moltissimi altri canti popolari di varie origini e provenienze. Numerosi ed illustri musicisti Il Coro Si è esibito in oltre mille concerti in Italia, Europa (Austria, Belgio, Cecoslovacchia e ora Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda, Russia, Svizzera) ed America (Brasile, Canada, Messico, Stati Uniti), nei teatri più prestigiosi.

Enologia – Cantina Ferrari

È un’azienda vitivinicola ora italiana che produce Vino Spumante sia per il mercato italiano che internazionale. La Cantina Ferrari nacque dal sogno di Giulio Ferrari di creare in Trentino un vino capace di confrontarsi con i migliori Champagne francesi. Ferrari fu un vero pioniere: per primo intuì la straordinaria vocazione della sua terra e per primo diffuse lo Chardonnay in Italia. Cominciò a produrre poche selezionatissime bottiglie, con estrema attenzione alla qualità. Nel 1952 non avendo figli, Giulio Ferrari cercò un degno successore e scelse Bruno Lunelli, titolare di un’enoteca a Trento. Grazie alla passione e al talento imprenditoriale, Bruno Lunelli riuscì a incrementare la produzione senza però ridurre l’elevata qualità. Dal 1970 Bruno Lunelli trasmise la passione ai suoi figli e sotto la loro amministrazione Ferrari divenne leader in Italia con alcune etichette destinate a entrare nella storia: Ferrari Rosé, Ferrari Perlé e il Giulio Ferrari Riserva del Fondatore. Oggi, la terza generazione della famiglia Lunelli mantiene vivo il sogno Ferrari.

Gastronomia – Piatti tipici

Anche se diverse località preparano gli stessi piatti con qualche variante, in sostanza, la regione trentina è omogenea dal punto di vista culinario. Molte ricette trentine antiche sono basate sul concetto del recupero di eventuali avanzi e di scarti, soprattutto degli animali.

Dell’animale non si scartava nulla e infatti frattaglie, zampe e ossicini venivano usate per i brodi, per i sughi o per piatti da accompagnare con la polenta. In passato la conservazione degli alimenti era diversissima, motivo per cui insaccati e carni come la famosissima carne salada o la mortandela sono nati anche per l’esigenza di conservare alimenti deperibili quando ancora il frigo non esisteva. Lo spreco non era contemplato e si consumava ciò che veniva comprato in giornata o che veniva raccolto negli orti, che ogni famiglia possedeva e che molti ancora possiedono.

Gli ingredienti delle ricette tradizionali trentine sono moltissimi: si va dalle verdure coltivate nei campi o le erbe raccolte nei boschi con cui fare deliziosi canederli, ai gustosi formaggi prodotti nelle numerose malghe e nei caseifici trentini, fino alle diverse farine per la polenta prodotte in tutta la regione.

I formaggi trentini sono sicuramente un capitolo importante della tradizione culinaria trentina; in passato se ne consumavano molti in mancanza di carne, che veniva mediamente preparata una volta alla settimana. In Trentino i formaggi accompagnano la polenta, prodotto consumato in tutta la regione con varianti; nella zona di Storo viene ad esempio prodotta una farina per polenta che tende ad un colore rossiccio, in alcune zone la farina gialla viene invece mescolata con la farina di grano saraceno. Parente della polenta è sicuramente la mosa, piatto della tradizione contadina ricco di latte e burro, ingredienti che nelle case contadine non mancavano mai. E’ un piatto semplice a base di farina di frumento e farina bianca stemperate e fatte cuocere nel latte o nell’acqua a bollore.

Ma una vera espressione della tradizione culinaria trentina sono gnocchi e gnocchetti: famosissimi sono ovviamente i canederli, gnocchi di pane raffermodi cui esiste una miriade di ricette diverse: con la lucanica, con lo speck, con i formaggi o con le erbe, ogni vallata ha la sua ricetta! Molto diffusi però sono anche gli strangolapreti, gnocchi di pane e spinaci, o erbette, da servire con burro fuso e grana o con un ottimo sugo di pomodoro.

Ingrediente tipico delle cucina contadine è anche la patata, con diverse varianti. Famosissimo il Tortel de patate: si tratta di piccole frittelle, croccanti fuori e morbide dentro, realizzate con un impasto a base di patate crude grattugiate, sale, pepe e pochissima farina, successivamente fritte e abbiate ad insaccati vari o formaggi.  Esiste poi una certa varietà di Pinze, pietanze figlie della povertà e della capacità di creare una gustosa ricetta quasi dal nulla, da pane raffermo e latte. Molte le varianti, influenzate dalla stagione, da ciò che offre la dispensa, dall’estro della cuoca. In Trentino tradizionalmente le versioni sono due, una dolce ed una salata. Quest’ultima va gustata accompagnata da salumi, mentre la versione dolce può essere ricoperta da fettine di mela o pere e spolverata di zucchero. Parente stretto della pinza è lo Smacafam, torta salata rustica e sostanziosa: il nome significa infatti “schiaccia fame”. E’ un piatto realizzato solitamente durante il periodo di Carnevale, impreziosito dai cubetti di luganega, fettine di cipolla e gustosa pancetta, sostituita a volte con il lardo.
Ovviamente tra le ricette trentine si trovano numerose preparazioni con le mele: strudel e torte o la “peca trentina”, torta di pane arricchita con uvetta e mela che può rappresentare anche un secondo piatto. Fra i dolci il più conosciuto è sicuramente lo Strudel, letteralmente la parola significa “vortice” espressione che rende bene l’idea del piatto. Lo strudel è un dolce tipico del Trentino Alto Adige, anche se le sue origini sono Turche! I Turchi infatti, che dominarono intorno al XVII secolo l’Ungheria, preparavano un dolce di mele simile chiamato Baklava. La ricetta fu variata dagli ungheresi e trasformata nell’attuale strudel. Sotto il dominio asburgico si diffuse anche in nord-Italia e, in particolare, in Trentino Alto Adige, divenuto ormai il depositario dei segreti della preparazione di questo dolce. Qui infatti esso ha avuto notevole successo anche grazie alle numerose coltivazioni di mele presenti sul suo territorio, che rappresentano l’ingrediente fondamentale del ripieno di questo rotolo di pasta, assieme a uvetta, pinoli e cannella.
Un altro dolce classico della tradizione trentina, citato in manoscritti del 1700 e in diversi ricettari trentini ottocenteschi, è la Torta di Fregoloti. Il termine “Fregoloti’ deriva dal fatto che la torta – grazie all’impasto e agli ingredienti, nonché ai tempi di cottura – diventa friabile, ‘grumosa’, croccante e molto fragrante. La torta ha numerose varianti tra gli ingredienti epuò essere con o senza mandorle, con più o meno burro, con lievito o senza. Infine non può mancare lo Zèlten, dolce tipico natalizio basato su una ricetta povera di un pane dolce, arricchito di frutta secca, canditi e altri ingredienti tipici delle zone di provenienza. Il suo nome deriva dal tedesco “selten”, cioè “raramente”, “a volte”, ad indicare proprio come la sua preparazione non avvenisse frequentemente ma solo in occasioni particolari, come appunto il Natale. La sua origine si rintraccia sin dal Settecento ma non vi è una ricetta univoca a cui farlo risalire. Oltre che in Trentino, è particolarmente diffuso anche in Alto Adige e nel Tirolo Austriaco, con alcune varianti nella preparazione relative principalmente alla quantità di frutta utilizzata.

Società sportive

Trentino Volley

È una società pallavolistica di Trento, militante ininterrottamente dal 2000 nella massima serie nazionale. Si tratta di una delle società sportive più titolate del Trentino-Alto Adige, grazia ai trofei nazionali e internazionali vinti. La squadra vanta cinque scudetti, tre Coppe Italia e tre Supercoppe italiane; inoltre ha vinto tre Champions League e cinque Coppe del Mondo in ambito internazionale. Per esigenze di sponsorizzazione la squadra è conosciuta come Diatec Trentino, dopo che per oltre un decennio è stata conosciuta come Itas Diatec Trentino. Gioca le partite casalinghe al PalaTrento, palazzetto che vanta una delle maggiori affluenze di pubblico dell’intera Serie A1.

Aquila Basket Trento

È nata nel 1995 grazie a un accordo fra Dolomiti Sport B.C. Trento e Pallacanestro Villazzano, due associazioni iscritte alla serie D regionale che svolgevano attività giovanile con strutture autonome. Finalità del sodalizio fu il sogno di raggiungere campionati di livello superiore a quelli regionali selezionando i migliori atleti locali. Nel 2000 la squadra venne promossa in serie C2: fu un risultato storico ottenuto grazie ad un team totalmente autoctono che suscitò un grandissimo entusiasmo in tutto l’ambiente cestistico trentino. Nel 2002 arrivò la promozione in C1 e nel 2004/2005 vi fu la promozione in B2 e la conquista della Coppa Italia. Il 27 maggio 2012 ha conquistato la promozione in LegaDue e ha accolto a Trento i primi giocatori stranieri della sua giovane storia. Nel 2014-15 la squadra è approdata infine in Serie A la massima serie professionistica del basket italiano; da allora è giunta due volte in finale scudetto, perdendo nel 2017 contro la Reyer Venezia Mestre e nel 2018 contro l’Olimpia Milano. Dal suo primo campionato nella massima serie ha associato il proprio nome al main sponsor Dolomiti Energia, assumendo la denominazione, nelle competizioni nazionali e internazionali, di Dolomiti Energia Trento.

Associazione calcio Trento 1921

Nacque nel 1921 dalla fusione tra l’Unione Ginnastica Trento e la Sport Pedestre, rinominata in seguito Pro Trento. Nei successivi anni la squadra cominciò a giocare le sue partite casalinghe allo stadio “Briamasco”, inizialmente chiamato “Stadium” ma gli anni furono travagliati e per un po’ l’Associazione Calcio Trento sparì per tornare in attività nel 1929 con la denominazione di Associazione Sportiva Trento e l’adozione del giallo e del blu come colori sociali. Gli anni ’30 furono contraddistinti dai primi successi e dai primi derby con il Bolzano. Dal ’36 al ’37 vi fu un periodo di inattività per il Trento che rinacque nuovamente con il nome di Associazione Calcio Trento. Durante la Seconda guerra mondiale il Trento cambiò nuovamente nome in A.C Trento-Caproni in onore della fabbrica d’aerei locale per poi riprendere il nome originario dopo il conflitto bellico.
Negli anni, la squadra ha avuto successi e momenti di crisi arrivando però a militare in Serie C. Verso la fine degli anni Ottanta per il Trento iniziò un lungo periodo di declino che vide la società fallire per ben due volte e retrocedere in serie D. L’ultimo decennio del Trento è stato caratterizzato da una lunga serie di fallimenti sportivi e societari con diversi cambi di proprietà e denominazione. Il 26 giugno 2014, un pool di 33 soci trentini, guidati dall’imprenditore Mauro Giacca, fondò la cooperativa dilettantistica Ac Trento rilevando la società all’asta fallimentare e iniziando una nuova avventura. Nel luglio 2020 il titolo sportivo è cambiato in A.C. Trento 1921 Srl S.s.d. e Mauro Giacca è stato nominato Amministratore Unico del Club.

Dialetto o lingua di minoranza

La conformazione della regione e la sua storia hanno determinato tre grandi aree dialettologiche: quella occidentale, contraddistinta da forti influssi del dialetto lombardo, quella orientale, caratterizzata invece da influenze venetizzanti e quella centrale, che un tempo era più simile alle valli occidentali, oggi in avanzata fase di venetizzazione. Da questa ampia area dialettale si stacca però la Valle dell’Adige al di sotto di Calliano perché la parlata lagarina presenta tratti veronesi.
Altre caratteristiche linguistiche diffuse nel territorio trentino sono inoltre quelle cosiddette alpine o semiladine. Si tratta di caratteristiche che interessano tutto l’arco alpino (si riscontrano infatti nelle valli provenzali e franco-provenzali del Piemonte, nel lombardo-alpino di Sondrio e Bormio e nel friulano). In Trentino sono presenti in Val di Non, in Val di Sole, in Val Rendena, nella Val di Ledro superiore e in Valle di Fassa.

Il Trentino presenta inoltre due aree linguistiche di origine tedesca, quella mòchena della Valle del Fèrsina e quella cimbra di Luserna, che vantano una lunga storia molto peculiare.

Modi di dire tipicamente trentini

El s’è magnà for le braghe

Esser miz patoc

Furbo come na volp

Le stèle no le va lontane dal zoc.

Ma se sa ben

Nar de onda

Nar per sparzi

O magnar ‘sta minestra o saltar da la finestra

San Pèro dis el vèro

Se el toneza avanti al piover, ‘ sta n’ tel camp e no te mover

Sol a sprazi acqua a spiazi

Spiza al nàs, letera en viàz

T’ha dat de volta el zervel?

Te ciàpo per ‘na rècia

Ven zò pali de fèr

Zòbia arivada, setimana nada

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